In Borsa qualcosa sta cambiando

Da qualche giorno si respira un'aria un po' diversa in Borsa, un'aria che non si sentiva da almeno sei mesi, da quando cioè la crisi Greca ha fatto precipitare l'indice di 5000 punti. A cosa è dovuta questo venticello di fiducia? Sostanzialmente da tre fatti tutti targati USA e nello specifico, Obama.

Il primo riguarda la presa di coscienza del Presidente degli Stati Uniti di aver sbagliato nei confronti della classe media americana. Il Presidente ha ammesso che negli ultimi dieci anni nulla è stato fatto per sostenere i redditi di quella fascia di popolazione che, da sempre, costituisce il motore dell'economia americana. Anzi, la classe media è quella che ha pagato di più la crisi post mutui subprime. Una maggiore attenzione alla capacità d'acquisto di questa classe è necessaria per far ripartire i consumi e quindi l'economia e l'occupazione.

Il secondo fatto importante è la dichiarazione della fine della guerra in Iraq ed il ritiro delle truppe americane (anche se un nutrito contingente rimarrà con compiti di controllo). E' una notizia che avrà un impatto psicologico straordinario sugli americani che, archiviando una delle più sanguinose e frustranti guerre combattute, certamente saranno più propensi a consumare.

Il terzo punto è la dichiarazione di Obama di voler investire 150 miliardi di dollari per rilanciare le grandi opere pubbliche. Finalmente! Diciamo noi, che da questo blog è da almeno un anno che suggeriamo una simile iniziativa, emulando quello che Roosvelt fece dopo la crisi del '29 per risollevare l'America. si può tranquillamente dire che si è perso almeno un anno di tempo, un anno che è costato a moltissime persone la perdita del posto di lavoro e, per induzione, un drastico abbassamento del livello di vita soprattutto per chi era già al limite. In tutto il mondo. Comunque, meglio tardi che mai, il rilancio delle grandi opere avrà un impatto formidabile su tutta l'economia, americana e non.
E' vero che il beige-book pubblicato ieri sera parla di un'economia americana in rallentamento ma fotografa una situazione che non tiene conto dei tre nuovi elementi  descritti sopra.

E in Europa? C'è da augurarsi che i nostri governanti seguano l'esempio d'oltreoceano e, in primo luogo, la smettano di massacrare la classe media, nella fattispecie gli statali, e lancino anche loro un grande piano di opere pubbliche, di cui l'Europa ha grande bisogno. Allora potremo dire:" La crisi è finita"

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