google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0 borsaipnos: 2010 google.com, pub-4358400797418858, DIRECT, f08c47fec0942fa0

Agenti razionali e propensione al rischio: come testare l'emotività nelle scelte di investimento

TEST 1

Immaginate di aver effettuato uno studio sulla società Plastal, e di avere scoperto che le sue prospettive sono molto promettenti. Ne avete comperate 100.000 al prezzo di € 0,51 (totale 50 mila euro), ed ora, dopo sette giorni sono scese a 0.46 €. State perdendo il 10%!

A quale prezzo ora sareste disposti a rivenderle?

A – 0.49 €

B – 0.50 €

C – 0.51 €

D – 0.52 €

E – 0.54 €

Se avete risposto 0.51 o 0.52 potete tranquillizzarvi perché questa è la risposta della stragrande maggioranza dei piccoli investitori. Ora vorrei farvi una domanda di buon senso: qual è l’errore di fondo in questo tipo di reazione dell’investitore? Pensateci!

SOLUZIONE: L’investitore ha comperato le azioni sulla base delle prospettive della società, quindi secondo una logica fondamentale, perché si tratta di un buon affare. Ma quando vende, non pensa più alla società, alle sue potenzialità, alla sua dinamicità, ma pensa a se stesso, alla sua posizione in quell’operazione, vale a dire si preoccupa di non perdere. La sua operazione inizia con una logica, ma si conclude sulla spinta di un’altra logica: la logica di posizione! Il livello di uscita non è dato da un peggioramento dei conti della società, o da criteri fondamentali, ma è stabilito usando il metro di misura guadagno/perdita tipico della logica di posizione.

In teoria poteva entrare a 0.56 e uscire a 0.67, oppure entrare a 0.61 ed uscire a 0.72. La società stessa potrebbe valere 0.77 € ad azione ed essere fortemente sottovalutata, ma questo non interesserebbe più al nostro investitore, preoccupato com’è di non subire perdite!

Questo è un tipico errore di fondo: la logica di posizione è il meccanismo subdolo con cui la reazione psicologica dell’investitore si materializza in azioni concrete. Invece la logica di chiusura di un’operazione deve essere la stessa dell’apertura: non si possono cambiare i criteri di valutazione in corsa, non è corretto.

TEST 2

Immaginate di avere in portafoglio 4000 azioni Alambra acquistate un mese fa a 5 euro. Da due settimane circolano voci di un’importante acquisizione societaria da parte dell’Alambra, e da 5 sedute di Borsa la vostra azione realizza strappi positivi da 3 o 4 punti percentuali. Siete contentissimi, e pensate che il bello debba ancora venire. Avete in conto corrente ancora 50 mila euro liquidi investibili. Che cosa fate?

A – Comperate ancora azioni Alambra per 10 mila euro

B – Comperate ancora azioni Alambra per 20 mila euro

C – Comperate ancora azioni Alambra per 30 mila euro

D – Non fate proprio niente

E – Vendete tutte le azioni Alambra che possedete.

Chi ha risposto A oppure B sappia che si trova in buona compagnia, in quanto si tratta di una reazione frequente. Voglio tuttavia solleticare la vostra perspicacia nell’individuare dove si trova in questo caso l’errore di fondo dell’investitore.

SOLUZIONE: In questo caso la logica di posizione interviene all’inizio dell’operazione: state guadagnando bene, quindi vi sentite euforici e ci avete preso gusto; tanto più che anche in caso di perdita sareste protetti dai guadagni realizzati fino a quel momento. La posizione di vantaggio allenta le normali difese e fa diminuire la prudenza, così pensate di potervi permettere di rischiare di più, come in effetti succede. Anche qui la reazione psicologica si materializza sotto le mentite spoglie della logica di posizione.
Invece se l’operazione era iniziata con un determinato obiettivo, sulla base di una logica (fondamentale o tecnica) dovrebbe concludersi secondo gli stessi criteri, e non espandersi ulteriormente sulla semplice spinta emotiva.
Come avete visto, anche in situazioni molto semplici come quelle descritte, la psicologia dell’investitore esercita un’influenza determinante.
Fonte: http://www.teocollector.com/

Psicologia e Finanza: nuova indagine sull'assunto della razionalità ottimizzante

Molta della teoria economica e finanziaria è basata sull'assunto che gli individui agiscano in modo razionale e tenendo in considerazione tutte le informazioni disponibili. Tuttavia i ricercatori hanno scoperto che in moltissimi casi non succede proprio così.
Secondo Peter Bernstein, autore di Against the Gods, ci sono molte prove che rivelano modelli ripetuti di irrazionalità, incoerenza, e incompetenza nel modo in cui gli esseri umani arrivano a determinate decisioni e scelte quando devono affrontare l'incertezza.
La finanza comportamentale ha cercato proprio di migliorare la comprensione di questi processi e di spiegare come le emozioni e gli errori congnitivi possano influenzare gli investitori e il loro processo decisionale. Molti ricercatori ritengono che lo studio della psicologia e di altre scienze sociali possano mettere in discussione le ipotesi dell'efficienza dei mercati e, soprattutto, possano spiegare le anomalie, le bolle speculative e i crolli.
Per esempio alcuni ritengono che le migliori prestazioni ottenute dal value investing siano dovute all'eccessiva sicurezza degli investitori nell'acquistare le aziende in crescita e dal fatto che gli investitori traggano piacere e orgoglio dal possedere quel tipo di azioni.
Tutti noi investiamo denaro per avere più denaro. Le motivazioni possono essere differenti - una casa più grande, un'auto più bella, l'istruzione dei figli, la pensione - ma l'obiettivo di base è lo stesso per tutti.
Molti grandi studiosi hanno esaminato i mercati finanziari sperando di scoprire strategie di investimento che diano i migliori risultati. E quasi tutti hanno basato le loro teorie su un'ipotesi: che l'investitore agisca sempre in modo da massimizzare il rendimento del proprio investimento. Eppure una grande quantità di ricerche dimostra che gli investitori in realtà non sono sempre così razionali come queste teorie vorrebbero.
Gli studi di psicologia, per esempio, hanno ripetutamente dimostrato che il timore di perdere denaro con un investimento sbagliato è tre volte più grande del "piacere" che deriva dal guadagnare denaro con un investimento azzeccato. Piccole correzioni di mercato si sono spesso tradotte in ribassi molto consistenti, semplicemente perché sono state alimentate da un vero e proprio panico degli investitori che hanno venduto precipitosamente per non perdere denaro nel breve periodo, piuttosto che ragionare sulle potenzialità di lungo periodo di quell'investimento.
È quindi evidente che non tutte le scelte degli investitori sono fatte nell'interesse degli stessi. Se è vero che sentimenti quali la paura e l'avidità hanno spesso giocato un ruolo cruciale nelle decisioni, è anche vero che ci sono anche altre cause dei comportamenti irrazionali. Un errore mentale tipico porta spesso a valutare in modo non corretto nuove informazioni su una società quotata, e di conseguenza a valutarne male il valore intrinseco.
Il "behavioral finance", la finanza comportamentale, studia il modo in cui questi sentimenti ed errori mentali possono portare a errori di valutazione di azioni e obbligazioni, e ha portato alla formulazione di strategie di investimento che traggono profitto dai comportamenti irrazionali.
Esistono da tempo delle strategie di investimento che sfruttano le emozioni "della massa", ma la novità più importante e promettente della finanza comportamentale sta nella capacità di individuare gli errori mentali che vengono regolarmente commessi dagli investitori. Queste strategie non si limitano a esaminare i fondamentali delle società e il "sentiment" degli investitori. Tengono anche conto di come il cervello umano risolva i problemi e, in certi casi, sia più propenso a commettere un errore.
Vi siete mai trovati con dei titoli in portafoglio che hanno cominciato a salire tantissimo e talmente in fretta da farvi venire la tentazione di acquistarne ancora, per sfruttare il buon momento?
Se la risposta è sì allora siete degli investitori emotivi, proprio come la stragrande maggioranza delle persone comuni. Ma ci sono tanti tipi diversi di emotività, come tante sono anche le cause di fondo.
Quello che conta innanzitutto è il prenderne atto, l’esserne coscienti, e ciò andrà fatto con la più grande serenità e naturalezza possibile: d’altronde che colpa ne avete se avete paura quando perdete dei soldi o se siete euforici quando state guadagnando?nessuna!! Siamo degli esseri umani e questo tipo di reazioni fa parte della nostra natura.
L’altro aspetto importante è sapere che questo genere di risposta emotiva è modificabile e controllabile, fino a renderla decisamente ininfluente rispetto ai risultati delle operazioni. Per far questo ci viene incontro la psicoeconomia, che è quella disciplina che studia gli aspetti interconnessi tra psicologia (individuale e/o collettiva) ed economia (micro e macro), cercando di dare fondamento scientifico a quanto finora è stato trattato come materia agli estremi confini di entrambe le aree del sapere.
Ad oggi sembra che il futuro di molte aree di ricerca dello scibile umano sia proprio legato alle indagini di quelle zone chiaro-scure che coinvolgono due o più discipline. Se la società va verso una specializzazione spinta, resta il fatto che molti aspetti da studiare necessitino di un approccio interdisciplinare, che non sia tanto la semplice somma algebrica di due materie, quanto la loro fusione, al fine di far nascere qualcosa di totalmente nuovo.
Fonte: http://www.teocollector.com/

Tassi Interni di Trasferimento e Metodo della contribuzione a flussi lordi: un efficace sistema per la misurazione della creazione di valore in Banca

Se fosse possibile strutturare l’impresa in modo che ciascuna divisione/filiale  non abbia rapporti con le altre verrebbe meno il maggior problema che comporta la misurazione dei risultati economici per Centro di Responsabilità. Ma se così fosse svanirebbero anche i vantaggi derivanti dalla decentralizzazione, ovvero la possibilità di trarre vantaggio dalla divisione del lavoro e delle risorse, usufruendo di un elevato grado di integrazione. Tale decisione deve però essere adeguatamente supportata da un efficiente ed efficace sistema di tassi interni di trasferimento (e da un sistema di Internal Transfer Price, cdd. ITP, per valorizzare i trasferimenti dei servizi), ossia un sistema interno alla banca che astrattamente valorizzi i trasferimenti di risorse finanziarie da un Centro di Responsabilità all’altro tramite l’intermediazione di un centro fittizio (la cdd. Tesoreria) articolato in tanti pool quanti sono i tassi a scadenza della curva di mercato.

Esempio: in tal caso la curva dei tassi (generalmente la IRS) è composta da 14 scadenze. Idelamente quindi questa banca dovrebbe lavorare con 14 pool di Tesoreria in cui verranno canalizzate tutte le operazioni che rientrano in questi intervalli temporali (determinando ad esempio se ho un operazione a 18 mesi se rientra più nel pol a 12 o quello a 24 mesi) . La matrice dei tassi è tanto più diversificata quanto più la banca vuole pressare l'effetto del mismatch e trasferirlo alla centro fittizio.  E' evidente come sia molto pratico per l'uomo di tesoreria prendere a riferimento i tassi di mercato per la determinazione dei TIT.
Ad esempio nell'operazione a 24 mesi il cost of funding è 5,6 conseguentemente lo spread che mi rimane è solo lo 0,4% che, moltiplicato per il capitale impiegato (115) determina la mia redditività.
Se ciò non avvenisse le filiali con un volume di raccolta superiore agli impieghi presenterebbero un risultato economico negativo; mentre le filiali prenditrici nette di fondi risulterebbero largamente redditizie. E' evidente quindi l’esigenza di attribuire un ricavo (ed un costo) figurativo ai fondi ceduti (o ricevuti da) altri centri.

Per la Tesoreria è possibile far ricorso sia ad unico tasso (per la raccolta e per gli impieghi, colonna gialla) sia un tasso doppio ma solitamente si ritiene più opportuno optare per il tasso unico; l’esistenza di un doppio tasso infatti crea un utile fittizio in capo alla tesoreria non giustificato da un effettivo valore aggiunto fornito, che peraltro comprime in maniera ingiustificata la redditività delle filiali. 

Nello specifico, il funzionamento del sistema dei Tassi interni di si basa sul cosiddetto Metodo della contribuzione a flussi lordi in base al quale nella determinazione del Margine di contribuzione della filiale concorrono non solo i flussi di interessi attivi e passivi  reali (realizzati con l'esterno) ma anche i figurativi che derivano dalla valorizzazione dei trasferimenti interni dei fondi tra le filiali stesse. In tal modo tutti i fondi raccolti vengono ceduti ad un pool di tesoreria (centro fittizio) che li remunera al Tasso Interno di Trasferimento (interesse attivo figurativo) e analogamente, tutti i fondi impiegati vengono attinti dallo stesso pool al medesimo TIT (interesse Passivo figurativo dato dal prodotto fra i fondi impiegati ed il TIT stesso). In tal modo la contribuzione della filiale alla redditività della banca non dipenderà tanto dal volume degli impieghi e della raccolta sul mercato, quanto dalla capacità dell’unità territoriale di realizzare un differenziale positivo (“spread”) tra il TIT ed il tasso di interesse negoziato sulla raccolta (o sull’impiego). Il TIT deve quindi essere definito in modo tale da orientare la filiale verso l’adozione di scelte ottimali per se stessa e per la banca nel suo complesso. In tal modo è possibile separare il risultato economico della filiale dal risultato economico della Tesoreria, evitando di far ricadere sulla prima eventuali efficienze-inefficienze della seconda.
Vantaggi del metodo della contribuzione a flussi lordi:
  • è possibile leggere il contributo economico assicurato da ciascuna forma tecnica (cosa che non sarebbe possibile con la tradizionale impostazione a flussi netti, che si limita a sommare algebricamente elementi positivi e negativi di reddito riducendo il conto economico di filiale esemplificato alle prime 3 colonne);
  • La raccolta non è più una materia prima, ma un vero e proprio prodotto finanziario indipendente da cui generano costi e ricavi;
  • Richiede informazioni di facile reperimento (volumi intermediati e TIT, generalmente coincidenti con i tassi di mercato per i motivi sopra indicati);
  • è possibile affrontare problematiche di marketing inerenti la convenienza ad agire sui mercati di raccolta o di impiego;
  • il risultato "quadra" con la contabilità.
Dott.ssa Valeria Ponis

    Sistema dei controlli interni: evoluzione, ruoli e fasi del processo di pianificazione e programmazione in banca

    A partire dal 1998 la Banca d’Italia ha avviato una lunga fase di produzione normativa (che sotto certi versi si sta ancora completando) per la regolamentazione del Sistema dei controlli interni delle banche e degli altri intermediari finanziari. Tale fase ha inizio con l’emanazione della Circolare n° 4 del 29 Marzo 1998, la quale, per le notevoli difficoltà a seguito incontrate dagli intermediari nella First Time Application (che prevedeva una serie di interventi necessari per la regolazione della struttura e l’organizzazione del sistema dei controlli nonché l’invio di una relazione annuale alla BI sullo stato attuale dello stesso) ha visto il susseguirsi di ben 145 aggiornamenti che hanno reso necessaria una completa riedizione della Circolare.
    Tale riedizione è avvenuta il 21 Aprile 1999 con l’emanazione della Circolare Banca d'Italia n° 229 la quale definisce il sistema dei controlli interni come l'insieme delle regole, delle procedure e delle strutture organizzative che mirano ad assicurare il rispetto delle strategie aziendali e il conseguimento delle seguenti finalità:
    — efficacia ed efficienza dei processi aziendali (amministrativi, produttivi, distributivi);
    — salvaguardia del valore delle attività e protezione dalle perdite;
    — affidabilità e integrità delle informazioni contabili e gestionali;
    — conformità delle operazioni con la legge, la normativa di vigilanza nonché con le politiche, i piani, i regolamenti e le procedure interne.
    Le banche in virtù di ciò devono porre in essere soluzioni organizzative che:
    — assicurino la necessaria separatezza tra le funzioni operative e quelle di controllo ed evitino situazioni di conflitto di interesse nell'assegnazione delle competenze;
    — siano in grado di identificare, misurare e monitorare adeguatamente tutti i rischi assunti o assumibili nei diversi segmenti operativi;
    — stabiliscano attività di controllo a ogni livello operativo e consentano l'univoca e formalizzata individuazione di compiti e responsabilità, in particolare nei compiti di controllo e di correzione delle irregolarità riscontrate;
    — assicurino sistemi informativi affidabili e idonee procedure di reporting ai diversi livelli direzionali ai quali sono attribuite funzioni di controllo;
    — garantiscano che le anomalie riscontrate dalle unità operative, dalla funzione di revisione interna o da altri addetti ai controlli siano tempestivamente portate a conoscenza di livelli appropriati dell'azienda (del consiglio di amministrazione e del collegio sindacale, se significative) e gestite con immediatezza;
    — consentano la registrazione di ogni fatto di gestione e, in particolare, di ogni operazione con adeguato grado di dettaglio, assicurandone la corretta attribuzione sotto il profilo temporale.
    Inoltre si prescrive che il sistema dei controlli interni venga periodicamente soggetto a ricognizione e validazione in relazione all'evoluzione dell'operatività aziendale e al contesto di riferimento.
    Tale piano di interventi avrebbe dovuto assicurare, entro un lasso ragionevole di tempo, l’adeguamento alle prescrizioni della Banca d’Italia ma, l’eccessiva generalità con cui l’assetto dei controlli interni era stato trattato nelle precedenti Circolari e la necessità di cercare qualcuno da responsabilizzare in materia di controlli, ha reso necessari ulteriori indicazioni e chiarimenti effettuati dalla stessa istituzione mediante articoli e lettere di chiarimento. Il più importante di questi, la “lettera” del 5 Novembre 1999 “La vigilanza sugli assetti organizzativi delle banche “ (che in realtà è un articolo pubblicato nel bollettino statistico della Banca d’Italia) è stata la più importante di questi nel definire chiaramente una volta per tutte il ruolo della funzione di Controllo di Gestione in banca. Quest’ultima, viene così frazionata in 5 sottosistemi:
    • Sistema dei controlli interni
    • Sistema informativo contabile
    • Gestione del personale
    • Pianificazione strategica
    • Programmazione e controllo di gestione

    Le ultime due funzioni rappresentano i principali attori del processo di controllo in banca, intervenendo nella definizione, revisione e controllo delle linee strategiche e dei relativi investimenti (incluse le eventuali modifiche organizzative) definendo delle procedure che consentono alle strutture di vertice di guidare l’andamento delle diverse aree operative. Tale imprescindibile ruolo può essere efficacemente evidenziato come di seguito focalizzando il ruolo svolto dall’uomo di pianificazione strategica (di Programmazione e controllo se parliamo di definizione di obiettivi di breve termine) nelle varie fasi di articolazione del Piano di Budget annuale (sotto le linee del piano strategico pluriennale, solitamente redatto ogni tre anni in banca):

    Dott.ssa Valeria Ponis
     Ti è stato utile questo post? Lasciaci un feedback, grazie



    Calendario 2011 emissioni di Buoni ordinari del Tesoro (Bot).

    Il ministero dell'Economia ha  comunicato il calendario secondo il quale si svolgeranno l'anno prossimo le emissioni di Buoni ordinari del Tesoro (Bot).

    Per ogni titolo, il calendario indica la durata, le date di comunicazione dei volumi al mercato, giorno dell'asta, di regolamento e di scadenza.

    Guarda il calendario aste BOT 2011 (pdf)

    Sistemi di Controllo di Gestione in Banca: principali profili operativi e evoluzione dell’approccio metodologico in Italia

    Lo sviluppo dei contributi alla disciplina del controllo nelle banche del nostro paese parte negli anni ’70 come esigenza di garantire adeguati livelli di economicità alla gestione. Le strutture e le condizioni di operatività che contraddistinguono le aziende di credito Italiane hanno però fatto si che l’evoluzione dei suddetti sistemi fosse molto più lenta e viscosa rispetto a quella delle imprese industriali (ambito nel quale tale tematica ha conosciuto i suoi primi sviluppi) rendendo difficile lo sviluppo di una visione sistemica del controllo ( a lungo concepito come mera attività ispettiva e di misurazione). Mentre difatti nei paesi anglosassoni tale processo evolutivo è stato facilmente attuabile per il modesto livello di complessità interno degli istituti di credito (e per il conseguente livello di decentramento raggiunto) costituendo terreno fertile per lo sviluppo di evoluti meccanismi di controllo, in Italia, in cui la realtà operativa era costituita da imprese ed intermediari finanziari di piccole dimensioni basati su modelli prevalentemente monobusiness con scarsi livelli di decentramento e condizioni ambientali tendenzialmente stabili, il cambiamento in atto non è riuscito a scardinare strutture di governo fortemente accentrate dove l’attività decisionale veniva svolta esclusivamente al vertice. Tale staticità ha a lungo convinto i responsabili delle aziende di credito che la gestione della banca fosse cosa facile, stabile, che non necessitasse rigorosi calcoli di convenienza economica e che il reddito dipendesse soltanto dai volumi gestiti (variabile chiave). Ciò ha fatto si che il loro unico obiettivo fosse il raggiungimento di maggiori dimensioni operative, stante anche il rigido atteggiamento delle Autorità di Vigilanza fortemente limitante la libera operatività delle aziende di credito. I sistemi di controllo tradizionali prevedono quindi azioni standardizzate che agevolavano la perfetta conoscibilità dell’operatività della banca per il management incentivando la creazione di un contesto settoriale molto stabile. L’operatività futura veniva estrapolata da quella passata facendo sì che si ponessero obiettivi poco significativi, verificati con intervalli temporali molto ampi e conseguenti azioni correttive tardive ed inefficaci. Da ciò si deduce come l’introduzione di una nuova cultura orientata al controllo abbia rappresentato un elemento di rottura con il tradizionale modo di governare in banca costringendo i livelli manageriali intermedi a doversi confrontare con logiche meritocratiche fondate su un nuovo concetto di responsabilizzazione e sottoposti a criteri di valutazione più oggettivi (ben lontani dalle logiche burocratiche che a lungo hanno contraddistinto l’operatività degli intermediari creditizi).

    Principali nozioni di controllo (ex-Circolare 229/1999 della Banca d’Italia):

    La prima definizione di “controllo” è stata fornita da Fayol identificandolo come “attività di verifica ed ispezione delle prestazioni degli individui ad opera dei loro diretti superiori” articolata nelle fasi di :

    1. Misurazione          2. Valutazione           3. Eventuale correzione delle azioni intraprese

    Tale concezione ha favorito lo sviluppo di un approccio strutturalista al governo dell’impresa basato esclusivamente sul rispetto delle regole in base alla concezione che l’impresa (in quanto sistema chiuso) sia in grado di autoregolarsi, ovvero garantire che gli individui adottino comportamenti coerenti con gli obiettivi aziendali. L’emersione dei limiti di tale modello ha favorito così la nascita di un approccio comportamentista basato su un utilizzo più razionale della burocrazia che ponga anche attenzione alla variabile umana e motivazionale.

    L’introduzione di una compiuta visione sistemica del controllo è però avvenuta ad opera di Anthony che scindendo la fase di pianificazione da quella di controllo, rende quest’ultima parte integrante di un più ampio processo che coinvolge l’intera organizzazione e non solo la funzione di direzione. Tale processo consta di tre momenti:

    - Pianificazione strategica: definizione degli obiettivi generali e azioni volte a raggiungerli.

    - Controllo direzionale: i dirigenti si assicurano che le risorse siano utilizzate efficientemente.

    - Controllo operativo: verifica del raggiungimento delle condizioni di efficacia ed efficienza e la relativa conformità con gli obiettivi preposti.

    Secondo tale concezione il controllo (non più mera ispezione) assume il ruolo di guida e governo dell’impresa.
    Dott.ssa Valeria Ponis

    Ti è stato utile questo post? Lasciaci un feedback, grazie


    Basilea 3: quali sono le banche italiane più coinvolte?

    Il contenimento dei costi a lungo termine imposto dagli accordi di Basilea 3 non colpiranno allo stesso modo tutte le Banche europee. In particolare gli Istituti italiani che avranno bisogno di nuova patrimonializzazione sono, in base ad un'analisi di Keefe, Bruyette and Woods (Kbw), Monte dei Paschi e Banco Popolare. Le simulazioni che misurano la distanza del patrimonio di vigilanza attuale dai requisiti patrimoniali attesi al 2012 prevedono la necessità di iniezioni di capitale rispettivamente pari a 4,63 e 3 miliardi. Come dire un apporto dell'84 e del 41% dei rispettivi equity Tier 1. Apporto ridotto al 18% (ma si tratta pur sempre di 4,89 miliardi) per Intesa Sanpaolo, al 10% per UniCredit (4,06 miliardi, al 6% per Ubi (450 milioni circa), sino al minuscolo 2% (32 milioni) del Credem. Mps e Banco Popolare, secondo l'analisi, potrebbero dover ridurre drasticamente la distribuzione di dividendi per anni, o chiedere agli azionisti di metter mano al portafoglio, finanziando aumenti di capitale.

    Borse e Cambi: previsione delle principali case d'investimento italiane ed estere

    Europa e Stati Uniti raccolgono più consensi dell'Asia. Le azioni sono preferite alle obbligazioni. Fund manager divisi sulle future mosse della Bce.

    Tra azioni e obbligazioni, la preferenza dei gestori per il primo semestre del 2011 va all’equity. Secondo l’ultimo sondaggio, condotto da Morningstar tra le principali case di investimento italiane ed estere, le aree su cui c’è maggior ottimismo sono gli Stati Uniti e l’Europa, seguiti dall’Asia e, fanalino di coda, il Giappone. Rispetto al Vecchio continente, l’Italia raccoglie meno consensi.

    Sul fronte macro-economico, potrebbe esserci un rallentamento nella prima parte dell’anno e poi una nuova accelerazione. I Paesi del G-7 potrebbero essere protagonisti di una progressiva ripresa, mentre quelli emergenti continuano a presentare buone prospettive.

    Europa, ancora rischio sovrano

    Per l’82% dei gestori, le Borse europee cresceranno nei prossimi sei mesi. In particolare, la discesa che si è registrata a novembre ha creato alcune opportunità di acquisto perché sono state sacrificate molte società, anche tra le più solide. Più in generale, alcuni fund manager sono convinti che l’area sia penalizzata da un eccessivo pessimismo. Tuttavia, nel 2011 Eurolandia continuerà a fare i conti con il debito sovrano dei Paesi periferici. Il salvataggio dell’Irlanda è stato accolto in modo contrastato dagli investitori, i quali hanno dato fiducia a Dublino, interpretando gli aiuti come ristrutturazione dello stato debitorio più che come risanamento dopo gli sperperi (a differenza della Grecia). Allo stesso tempo, però, gli operatori temono che il piano possa indurre altri Stati in difficoltà a ritardare i provvedimenti impopolari di taglio delle spese, potendo comunque contare sull’aiuto esterno.

    Segnali di ripresa negli Stati Uniti

    La Borsa americana raccoglie la stessa percentuale di consensi dell’Europa. Oltreoceano, però, l’accento viene messo sui segnali di ripresa economica che si sono manifestati a novembre. Il dato sul Prodotto interno lordo nel terzo trimestre è stato rivisto al rialzo dal 2 al 2,5%. Sono state incoraggianti le rilevazioni sulle vendite al dettaglio e sulla produzione industriale. Le valutazioni dei titoli sono considerate dai più attraenti e la decisione della Federal Reserve di inondare il mercato con la liquidità, attraverso la politica di allentamento monetario, supporta Wall Street. L’unico aspetto critico rimane l’elevata disoccupazione, che penalizza i consumi.

    Nubi grigie su Tokyo

    La Borsa nipponica è quella che continua ad avere meno consensi. Il 58,8% dei gestori prevede un rialzo nei prossimi sei mesi, contro il 23% che si attende una discesa dei corsi. Il Sol levante soffre da tempo la forza dello yen nei confronti del dollaro e dell’euro, che penalizza le esportazioni. Nelle ultime settimane sono emersi segnali di forza, riconducibili allo sviluppo dell’area asiatica che fa da traino, ma la strada per il Giappone appare ancora in salita, perché il quadro interno resta critico.

    Asia cara

    Le Borse asiatiche ricevono meno consensi rispetto all’occidente (76,5%), perché i gestori riconoscono che le valutazioni dei titoli non sono più a buon mercato. I flussi di capitali verso la regione sono ancora abbondanti, grazie soprattutto agli Exchange traded fund (Etf), ma potrebbe esserci un periodo di consolidamento delle quotazioni. Dal punto di vista macro-economico, invece, pochi hanno dubbi sul proseguimento del trend di crescita, trainato dalla Cina e dall’India.

    Governativi, occhio alle banche centrali

    Le previsioni dei gestori sulle future mosse della Banca centrale europea non sono univoche. Secondo alcuni i tassi rimarranno bassi ancora per molti mesi, secondo altri la normalizzazione potrebbe avvenire prima del previsto. Da un lato pesa la debolezza della ripresa e il rischio sul debito sovrano; dall’altro i fund manager mettono l’accento sul fatto che tali problemi rimarranno confinati in pochi Paesi periferici. Negli Stati Uniti, il quantitative easing rende difficili le previsioni; tuttavia i titoli governativi, dopo i recenti minimi, potrebbero registrare un rialzo dei rendimenti. Per la maggior parte dei gestori, i prezzi sono destinati a scendere sia in Europa sia negli Usa.

    Euro e dollaro

    Per il 64,7% dei gestori il rapporto di cambio tra euro e dollaro rimarrà invariato attorno agli attuali livelli nei prossimi sei mesi. La politica americana di allentamento monetario dovrebbe favorire un rafforzamento della divisa comunitaria, ma quest’ultima è penalizzata dal rischio sul debito sovrano. Per Albemarle asset management, le oscillazioni tra le due divise rimarranno in un range ampio e compreso tra 1,20 e 1,45 dollari per un euro.

    Hanno partecipato al sondaggio, condotto tra il 3 e il 12 dicembre, 17 delle principali società di diritto italiano ed estero operanti sul territorio, che contano per circa l’85% degli asset gestiti in Italia. Si tratta di Albemarle Asset Management, Aletti Gestielle, Banca Profilo, Eurizon Capital Sgr, Fideuram Sgr, ING Im, Investitori Sgr, M&G Investments, Nemesis, Norvega Sgr, Pioneer Im,, Swisscanto, Swiss&Global AM Sgr, Threadneedle, Total Return, UFG-Lfp, VG.SA.

    ICAAP e SREP : il nuovo processo di controllo prudenziale degli intermediari finanziari

    Il nuovo processo di controllo prudenziale (Supervisory Review Process - SRP) richiesto al Titolo III delle nuove ''Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche'' emanate da Banca D’Italia in attuazione alle direttive comunitarie in materia di adeguatezza patrimoniale degli intermediari si articola in due parti:

    1. il processo interno di determinazione dell’adeguatezza patrimoniale (Internal Capital Adequacy Assessment Process - ICAAP) di pertinenza delle banche;
    2. il processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process - SREP) che è di competenza dell’Autorità di vigilanza, la quale riesamina l’ICAAP, formula un giudizio complessivo sulla banca e attiva, ove necessario, misure correttive.

    Supervisory Review and Evaluation Process - SREP

    Lo SREP è il processo con cui la Banca d’Italia riesamina e valuta l’ICAAP, analizza il profilo di rischio della banca, valuta il sistema di governo aziendale, la funzionalità degli organi, la struttura organizzativa e il sistema dei controlli interni e verifica, infine, l’osservanza del complesso delle regole prudenziali.

    FASI DELLO SREP:

    Il processo di revisione e valutazione prudenziale si articola nelle seguenti fasi principali:

    • analisi dell’esposizione a tutti i rischi rilevanti assunti e dei relativi sistemi di controllo;

    • verifica del rispetto dei requisiti patrimoniali e delle altre regole prudenziali;

    • valutazione del procedimento aziendale di determinazione del capitale interno complessivo e dell’adeguatezza del capitale complessivo rispetto al profilo di rischio della banca;

    • attribuzione di giudizi specifici relativi a ciascuna tipologia di rischio e di un giudizio complessivo sulla situazione aziendale;

    • individuazione degli eventuali interventi di vigilanza da porre in essere.

    IL SISTEMA DI ANALISI AZIENDALE:

    Per lo SREP, la Banca d’Italia utilizza un sistema di analisi delle banche, definito “Sistema di analisi aziendale”, che consente di effettuare, sia a livello individuale che consolidato, le analisi e le valutazioni degli aspetti sopra richiamati. Il sistema analizza – attraverso la razionalizzazione e la standardizzazione di tutte le informazioni disponibili – i rischi rilevanti assunti dalle banche, secondo criteri, metodologie e cadenze prestabilite.

    Il sistema di analisi aziendale utilizza controlli a distanza e controlli ispettivi.

    CONTROLLI A DISTANZA:

    I controlli a distanza utilizzano un insieme articolato di informazioni: le segnalazioni di vigilanza periodiche, il bilancio ufficiale, le informazioni fornite dalle banche in relazione al processo di valutazione aziendale dell’adeguatezza patrimoniale, la documentazione rassegnata a vario titolo (ad esempio, le informative su accertamenti ispettivi interni), gli elementi conoscitivi acquisiti tramite le audizioni degli esponenti aziendali ed i controlli ispettivi.

    MODELLI DI ANALISI:

    Il sistema di analisi aziendale prevede un "percorso di analisi" strutturato attraverso il quale sono svolte le varie fasi previste dallo SREP. I "modelli di analisi" sono il principale strumento a supporto del percorso di analisi. Essi si riferiscono a cinque profili principali:

    1. l’adeguatezza patrimoniale,

    2. la redditività,

    3. la rischiosità creditizia,

    4. l’organizzazione

    5. la liquidità

    La valutazione complessiva sulla situazione aziendale è basata sui punteggi parziali assegnati ai profili sopra indicati e tiene conto anche di tutte le altre informazioni disponibili sull’azienda, acquisite anche nell’ambito del confronto con quest’ultima relativo all’ICAAP.

    Nell’Allegato F delle disposizioni si illustrano le principali caratteristiche del sistema di analisi aziendale, con particolare riferimento ai criteri di valutazione seguiti per le diverse tipologie di rischio, la redditività, i profili organizzativi e l’adeguatezza patrimoniale.

    I CONTROLLI ISPETTIVI:

    I controlli ispettivi consistono nell’accesso di addetti alla Vigilanza direttamente presso le banche. L’ambito dei controlli è differenziato: le ispezioni possono avere uno spettro di indagine esteso, quando sono finalizzate all’analisi della complessiva situazione aziendale, ovvero natura "mirata", se riferite a circoscritti comparti di attività, aree di rischio, profili gestionali, aspetti tecnici o filoni tematici, secondo le specifiche esigenze conoscitive emerse nel corso dell’attività condotta a distanza.

    IL CONFRONTO CON LE BANCHE:

    Il confronto con le banche costituisce parte integrante del processo di revisione e valutazione prudenziale svolto dalla Vigilanza. L’analisi dell’informativa sull’ICAAP che viene condotta unitamente alle altre attività in cui si articola il processo SREP, consente alla Banca d’Italia di individuare eventuali necessità di approfondimento, di chiarimento o di integrazione del quadro informativo disponibile. Tali esigenze possono essere soddisfatte attraverso l’acquisizione di ulteriore documentazione, incontri con gli esponenti aziendali, sopralluoghi ispettivi.

    GLI INTERVENTI CORRETTIVI:

    La Banca d’Italia può richiedere alle banche gli interventi correttivi di seguito indicati:
    • rafforzamento dei sistemi, delle procedure e dei processi relativamente alla gestione dei rischi, ai meccanismi di controllo ed alla valutazione aziendale dell’adeguatezza patrimoniale;

    • contenimento del livello dei rischi, anche attraverso il divieto di effettuare determinate categorie di operazioni;

    • riduzione dei rischi anche attraverso restrizioni ad attività o alla struttura territoriale;

    • non distribuzione di utili o di altri elementi del patrimonio;

    • detenzione di patrimonio di vigilanza in misura superiore al livello regolamentare previsto per i rischi di credito, di controparte, di mercato e operativi, anche attraverso l’applicazione agli aggregati di riferimento di un trattamento specifico con riferimento alle modalità di determinazione dei requisiti patrimoniali.
     
    di Fabio Musso e Agatino Grillo
    Fonte: http://www.isacaroma.it/

    Giovane Impresa: nasce il portale dell'imprenditoria giovanile

    Nato su iniziativa del Dipartimento della Gioventù e finanziato attraverso il Fondo delle Politiche Giovanili, il portale Giovane Impresa  ha l’obiettivo di diffondere, consolidare e sviluppare la cultura d’impresa tra i giovani, presupposto indispensabile per incentivare la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e creare nuove opportunità di lavoro.
    Il portale, realizzato con la collaborazione di Giovani Imprenditori Confindustria, Confapi Giovani Imprenditori, CNA Giovani Imprenditori, Confcommercio Giovani imprenditori, ANGA – Giovani di Confagricoltura e Giovani imprenditori di Confartigianato, è strutturato in sei aree che vanno a creare un percorso informativo in grado di accompagnare il giovane nelle fasi fondamentali della vita di un’impresa, dalla nascita al successivo sviluppo, affrontando, in un’ideale sequenza logica, aspetti relativi alla scelta della forma giuridica, al rapporto tra impresa e fisco, al diritto del lavoro, per passare ad aspetti più pragmatici, relativi ai regimi autorizzatori delle diverse attività economiche, alla progettazione d’impresa e alla sfera dei finanziamenti pubblici.

    GUIDA PRATICA ALLA TASSAZIONE DELLE ATTIVITA' FINANZIARIE 2010 - a cura di Enzo Mignarri

    In ambito fiscale, l'evento di maggior rilievo in Italia è stato lo "scudo fiscale ter", introdotto nel 2009 e ora prorogato al 2010. La nuova edizione della Guida pratica alla tassazione delle attività finanziarie è stata dunque ampliata e arricchita con l'inserimento di tutte le indicazioni fornite al riguardo dall'Amministrazione finanziaria e con mirate esemplificazioni volte a chiarire l'applicazione pratica della disciplina nei suoi aspetti meno semplici e immediati. Tra le altre innovazioni normative più rilevanti dell'ultimo anno si segnalano quelle varate in adesione agli obblighi comunitari riguardanti i dividendi corrisposti ai fondi pensione esteri, l'abrogazione dell'obbligo del rappresentante fiscale per le imprese di assicurazione con sede negli Stati Ue o SEE che assicurano un adeguato scambio di informazioni e la disciplina di riforma dell'Iva. Si ricordano poi le disposizioni della legge finanziaria per il 2010 sull'affrancamento dei valori delle partecipazioni non quotate e le agevolazioni sugli strumenti emessi dalle banche per sostenere progetti di investimento di PMI del Mezzogiorno, nonché le modifiche introdotte al regime delle Società di Investimento Immobiliari Quotate. Particolare rilievo viene dato alle istruzioni fornite dall'Agenzia delle Entrate, con le proprie circolari e risoluzioni.

    GUIDA PRATICA ALLA TASSAZIONE DELLE ATTIVITA' FINANZIARIE 2010 - a cura di Enzo Mignarri Acquistalo su hoepli.it con il 15% di sconto spedizione gratuita

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    INVESTIMENTO IMMOBILIARE - Martin Hoesli, Giacomo Morri

    Negli ultimi anni il mercato immobiliare italiano ha conosciuto forti modifiche, grazie all'ingresso di operatori stranieri e alla nascita di nuovi strumenti che hanno contribuito a un rapido e significativo cambiamento delle modalità di analisi e valutazione dell'investimento immobiliare. Le teorie presentate nel testo, sempre supportate dall'analisi dei principali studi scientifici, sono implementate nella realtà del mercato italiano mediante esempi e modelli applicativi: si forniscono così gli strumenti per affrontare tutte le problematiche dell'investimento immobiliare avvalendosi di un solido corpo scientifico e di pragmatici strumenti operativi. Il percorso prende avvio da un'analisi delle caratteristiche dei beni e dei mercati immobiliari, per poi passare alla misurazione dei rendimenti, del valore e del rischio. In seguito si affrontano le modalità indirette di investimento, quali i fondi immobiliari e le SIIQ, di cui vengono presentate le principali caratteristiche e il funzionamento. Gli strumenti per la misurazione dell'andamento dei mercati immobiliari e gli effetti dell'investimento immobiliare sul rendimento e sul rischio dei portafogli completano il quadro. Questo libro, finalizzato a comprendere in profondità le teorie che regolano i mercati immobiliari e gli effetti dell'investimento immobiliare, è completato dal sito internet www.hoesli-morri.it con aggiornamenti, grafi ci, tabelle, modelli di calcolo e slide, oltre a numerosi altri contenuti e informazioni utili sul tema.

    Sommario
    Mercati e beni immobiliari - Rendimento e rischio di un investimento immobiliare - Valutazione dei beni immobiliari - Fondi comuni di investimento immobiliari italiani - Società di investimento immobiliare quotate - Indici immobiliari - Ruolo dell'investimento immobiliare in un portafoglio.
     
    Martin Hoesli (PhD) è professore di Real Estate Investments presso l'Università di Ginevra e la Bordeaux École de Management, professore di Finanza presso la University of Aberdeen Business School e docente presso prestigiose università europee. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche sull'investimento immobiliare e membro del comitato editoriale di numerose riviste internazionali, è stato Presidente della European Real Estate Society ed è Fellow della Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS).

    Giacomo Morri (PhD) è professore di Finanza Immobiliare e Direttore del Master in Real Estate presso SDA Bocconi School of Management ed è docente di Real Estate Finance presso l'Università Bocconi. Autore di pubblicazioni su tematiche di fi nanza immobiliare e membro del comitato editoriale di riviste scientifi che nazionali e internazionali, è Chairman della European Real Estate Society Conference 2010 e Member della Royal Institution of Chartered Surveyors (RICS). È stato consulente finanziario per fondi e società di sviluppo immobiliare, attualmente è partner di Europrogetti & Finanza e nel comitato consultivo di fondi immobiliari.

    INVESTIMENTO IMMOBILIARE - Martin Hoesli, Giacomo Morri Acquistalo su hoepli.it con il 20% di sconto spedizione gratuita

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    INTRODUCTION TO FIXED INCOME ANALYTICS - Frank Fabozzi, Steven Mann

    A comprehensive introduction to the key concepts of fixed income analytics The First Edition of Introduction to Fixed Income Analytics skillfully covered the fundamentals of this discipline and was the first book to feature Bloomberg screens in examples and illustrations. Since publication over eight years ago, the markets have experienced cathartic change. That's why authors Frank Fabozzi and Steven Mann have returned with a fully updated Second Edition. This reliable resource reflects current economic conditions, and offers additional chapters on relative value analysis, value-at-risk measures and information on instruments like TIPS (treasury inflation protected securities). Offers insights into value-at-risk, relative value measures, convertible bond analysis, and much more Includes updated charts and descriptions using Bloomberg screens Covers important analytical concepts used by portfolio managers Understanding fixed-income analytics is essential in today's dynamic financial environment. The Second Edition of Introduction to Fixed Income Analytics will help you build a solid foundation in this field.

    Summary
    Preface. About the Authors. CHAPTER 1 Time Value of Money. Future Value of a Single Cash Flow. Present Value of a Single Cash Flow. Compounding/Discounting When Interest Is Paid More Than Annually. Future and Present Values of an Ordinary Annuity. Yield (Internal Rate of Return). Concepts Presented in this Chapter. Appendix: Compounding and Discounting in Continuous Time. Questions. CHAPTER 2 Yield Curve Analysis: Spot Rates and Forward Rates. A Bond Is a Package of Zero-Coupon Instruments. Theoretical Spot Rates. Forward Rates. Dynamics of the Yield Curve. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 3 Day Count Conventions and Accrued Interest. Day Count Conventions. Computing the Accrued Interest. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 4 Valuation of Option-Free Bonds. General Principles of Valuation. Determining a Bond's Value. The Price/Discount Rate Relationship. Time Path of Bond. Valuing a Zero-Coupon Bond. Valuing a Bond Between Coupon Payments. Traditional Approach to Valuation. The Arbitrage-Free Valuation Approach. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 5 Yield Measures. Sources of Return. Traditional Yield Measures. Yield to Call. Yield to Put. Yield to Worst. Cash Flow Yield. Portfolio Yield Measures. Yield Measures for U.S. Treasury Bills. Yield Spread Measures Relative to a Spot Rate Curve. Concepts Presented in this Chapter. Appendix: Mathematics of the Internal Rate of Return. Questions. CHAPTER 6 Analysis of Floating-Rate Securities. General Features of Floaters. Valuing a Risky Floater Valuation of Floaters with Embedded Options. Margin Measures. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 7 Valuation of Bonds with Embedded Options. Overview of the Valuation of Bonds with Embedded Options. Option-Adjusted Spread and Option Cost. Lattice Model. Binomial Model. Illustration. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 8 Cash Flow for Mortgage-Backed Securities and Amortizing Asset-Backed Securities. Cash Flow of Mortgage-Backed Securities. Amortizing Asset-Backed Securities. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 9 Valuation of Mortgage-Backed and Asset-Backed Securities. Static Cash Flow Yield Analysis. Monte Carlo Simulation/OAS. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 10 Analysis of Convertible Bonds. General Characteristics of Convertible Bonds. Tools for Analyzing Convertibles. Call and Put Features. Convertible Bond Arbitrage. Other Types of Convertibles. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 11 Total Return. Computing the Total Return. OAS-Total Return. Total Return to Maturity. Total Return for a Mortgage-Backed Security. Portfolio Total Return. Total Return Analysis for Multiple Scenarios. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 12 Measuring Interest Rate Risk. The Full Valuation Approach. Price Volatility Characteristics of Bonds. Duration. Other Duration Measures. Convexity. Price Value of a Basis Point. The Importance of Yield Volatility. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 13 Value-at-Risk Measure and Extensions. Value-at-Risk. Conditional Value at Risk. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 14 Analysis of Inflation-Protected Bonds. Breakeven Inflation rate. Valuation of TIPS. Measuring Interest Rate Risk. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 15 The Tools of Relative Value Analysis. How Portfolio Managers Add Value. Yield Spreads over Swap and Treasury Curves. Asset Swaps. Credit Default Swaps. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 16 Analysis of Interest Rate Swaps. Description of an Interest Rate Swap. Interpreting a Swap Position. Terminology, Conventions, and Market Quotes. Valuing Interest Rate Swaps. Primary Determinants of Swap Spreads. Dollar Duration of a Swap. Concepts Presented in this Chapter. Questions. CHAPTER 17 Estimating Yield Volatility. Historical Volatility. Implied Volatility. Forecasting Yield Volatility. Concepts Presented in this Chapter. Questions. INDEX.

    INTRODUCTION TO FIXED INCOME ANALYTICS - Frank Fabozzi, Steven Mann Acquistalo su hoepli.it con il 30% di sconto spedizione gratuita

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    COME GUADAGNARE IN BORSA CON LA PSICOLOGIA - Renato Paludetto

    Un manuale con una pratica impostazione operativa, ricco di test di autovalutazione e relative soluzioni, per mettersi alla prova nelle situazioni che spesso si rivelano autentiche trappole. Uno strumento utile per chi, desiderando inoltrarsi per la prima volta nell'affascinante mondo della Borsa, vuole evitare i classici errori da principianti oppure per chi opera da anni nel settore e non capisce quali siano gli errori più subdoli che continua inconsapevolmente a commettere.

    COME GUADAGNARE IN BORSA CON LA PSICOLOGIA - Renato Paludetto Acquistalo su hoepli.it

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    UN MATEMATICO GIOCA IN BORSA - John Paulos

    CONSIGLI E SCONSIGLI PER CHI VUOLE DIVENTARE RICCO CON LE BUONE AZIONI

    Un matematico gioca in Borsa racconta con straordinario brio e divertimento una vicenda basata su una esperienza personale. Inizia quando Paulos decide di investire una piccola somma acquistando un pacchetto di titoli di una società high tech dal luminoso avvenire (così asserivano unanimi gli esperti). Come un amore sfortunato, quelle azioni lo intrappolano nell'universo della Borsa: un mondo dove la psicologia umana conduce facilmente all'errore (e poi, peggio ancora, spinge a perseverare nell'errore), dove vigono regole che sfidano l'intuizione e il buon-senso, e dove spesso regna il paradosso.

    UN MATEMATICO GIOCA IN BORSA - John Paulos Acquistalo su hoepli.it con il 15% di sconto

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    I SEGRETI DI WARREN BUFFETT - Mary Buffett, David Clark

    Come avere successo negli affari evitando le trappole del mercato

    La sapienza affaristica e industriale di Warren Buffett (uno dei primi dieci uomini più ricchi al mondo) è semplice e facile da mettere in pratica. Le sue strategie di investimento hanno alle spalle una filosofia che non richiede chissà quali studi e competenze tecniche. È piuttosto una filosofia della razionalità applicata al lungo periodo e questo volume raccoglie un ventaglio amplissimo di casi e situazioni illustrati con grande efficacia da Buffett a beneficio del lettore-risparmiatore-investitore.

    I SEGRETI DI WARREN BUFFETT - Mary Buffett, David Clark Acquistalo su hoepli.it con il 15% di sconto

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    ANALISI TECNICA DEI MERCATI FINANZIARI E TRADING ON LINE - Achille Fornasini

    L'avvento e la diffusione di Internet hanno favorito lo sviluppo dei servizi di trading on line e promosso l'ulteriore integrazione dei mercati finanziari. La compravendita di valori mobiliari on line è ormai alla portata di tutti, ma il passaggio dall'intermediazione finanziaria tradizionale all'operatività telematica richiede alcune conoscenze tecnologiche basilari e l'acquisizione di una maggiore consapevolezza circa gli strumenti e le metodologie in grado di agevolare la pianificazione e la gestione di coerenti ed efficaci politiche di posizionamento sui mercati.

    ANALISI TECNICA DEI MERCATI FINANZIARI E TRADING ON LINE - Achille Fornasini Acquistalo su hoepli.it con il 15% di sconto

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    ANALISI TECNICA DI BASE - Federico G. Zancanella

    Il testo è particolarmente adatto a tutti coloro che da poco si sono affacciati all'Analisi tecnica. Con un linguaggio semplice e chiaro sono illustrati e commentati gli indicatori più diffusi e di maggiore utilità per una interpretazione grafica del mercato (MACD, RSI, OBV, ecc.). A completare l'opera vi è una sezione introduttiva sui padri dell'Analisi tecnica assieme ad alcuni brevi pareri sull'utilizzo di questa da parte di affermati professionisti ed operatori del mondo della finanza.


    ANALISI TECNICA DI BASE - Federico G. Zancanella Acquistalo su hoepli.it con il 15% di sconto

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    ANALISI TECNICA - Michael Khan

    L'analisi tecnica rappresenta un argomento di cruciale importanza per tutti gli investitori. Questo potente strumento mette a disposizione tecniche di analisi basate su elementi razionali per scegliere le azioni migliori e ottenere i profitti più elevati. Accade però spesso che l'analisi tecnica, con i suoi metodi e le sue tecniche, confonda i potenziali investitori e susciti dubbi e perplessità. Per fugare ogni dubbio, Kahn ha scritto questa guida pratica che, rinunciando al gergo per iniziati e a rituali per adepti, traduce questa raffinata tecnica di analisi in un linguaggio piano e comprensibile anche ai neofiti. Il risultato di questo approccio è un manuale di grande fruibilità che vi consentirà di apprendere le tecniche e i metodi dell'analisi tecnica per avere a disposizione un ulteriore strumento di valutazione che potrete affiancare a quelli che già conoscete e utilizzate per decidere i vostri investimenti.

    ANALISI TECNICA - Michael Khan Acquistalo su hoepli.it con il 15% di sconto

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    ANALISI TECNICA DEI MERCATI FINANZIARI di John Murphy

    Questa seconda edizione, completamente riveduta e aggiornata, contiene tutte le nuove tecniche di analisi e i più recenti sviluppi in questo campo ormai sempre più in veloce evoluzione. L'opera è arricchita con centinaia di illustrazioni e con l'aggiunta di tre nuovi capitoli che esemplificano alcuni punti cruciali: Indicatori del mercato azionario; Tecnica dei candlesticks; Intermarket analysis. Il testo fornisce infine alcune nuove sezioni riguardanti lo sviluppo di sistemi computerizzati, gli indicatori tecnici avanzati e le recenti forme di analisi come il market profile. Un utile glossario dei termini più usati in ambito finanziario chiude il volume insieme al dettagliato indice analitico.

    Sommario
    Filosofia dell'analisi tecnica - La teoria di Dow - Come si costruisce un grafico - Concetti fondamentali di trend - Le principali formazioni di inversione - Figure di continuazione - Volume e open interest - Grafici di lungo periodo - Medie mobili - Oscillatori e opinione contraria - Grafici point & figure - I candlesticks giapponesi - La teoria Elliott Wave o delle onde di Elliott - I cicli temporali - Computer e rading systems - Gestione patrimoniale e tattiche operative - Il legame tra mercato azionario e mercato dei futures: intermarket analysis - Gli indicatori del mercato azionario - Checklist. Appendice A: Indicatori tecnici avanzati. Appendice B: Market profile. Appendice C: Costruire un trading system. Appendice D: Contratti futures continuativi. Glossario. Indice analitico

    ANALISI TECNICA DEI MERCATI FINANZIARI di John MurphyAcquistalo su hoepli.it con il 20% di sconto

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    COME SI LEGGONO I MERCATI. L'AGENDA DEGLI EVENTI PRICE SENSITIVE. UNA GUIDA PER di Stefano Natoli e Guido Plutino

    Che cosa accomuna l'ultima scoperta industriale del mondo occidentale, il colpo di Stato in una piccola nazione africana ricca di materie prime, l'indiscrezione su un'operazione di merger tra due importanti aziende e una riunione della Banca centrale europea? Il fatto di essere eventi market mover, in grado cioè di "muovere", di influenzare in un senso o nell'altro, i mercati finanziari. Più i mercati si integrano e si globalizzano, più aumenta la loro "volatilità" e più cresce l'universo degli avvenimenti price sensitive. In pratica, si moltiplicano quei continui e improvvisi cambi di direzione delle quotazioni capaci di mettere a dura prova i nervi anche degli investitori più smaliziati. C'è un rimedio? Più che altro esiste uno strumento valido per "prepararsi all'impatto" inevitabile di questa volatilità: conoscere gli eventi price sensitive o market mover. Con un linguaggio chiaro anche per i non "addetti ai lavori", Come si leggono i mercati è uno strumento operativo indispensabile che spiega quali sono questi eventi e come influiscono sulle quotazioni degli strumenti finanziari.

    COME SI LEGGONO I MERCATI. L'AGENDA DEGLI EVENTI PRICE SENSITIVE. UNA GUIDA PER di Stefano Natoli e Guido Plutino Acquistalo su hoepli.it con il 33% di sconto

    Copia e incolla il titolo nella casella di ricerca di Hoepli.it

    Nuove Obbligazioni RBS Cina ed Europa dal 2 dicembre 2010

    RBS N.V. (rating S&P A+) quota da giovedì 2 dicembre sul mercato MOT di Borsa Italiana due nuove obbligazioni, RBS Cina ed RBS Europa, legate rispettivamente alle performance dell’azionario cinese ed europeo.

    L’obbligazione RBS CINA (codice ISIN NL0009629062, durata 5 anni) prevede che venga pagata una cedola lorda del 5,5% per ognuno degli anni passati dall’emissione e sempre del 5,5% negli anni successivi, se in una delle date di rilevazione (11 novembre di ogni anno) l’indice Hang Seng China Enterprises risulti superiore del 40% al livello iniziale 12757,10. Se non si verifica la condizione, fermo restando comunque il rimborso del 100% del valore nominale, viene pagata una cedola lorda a scadenza corrispondente all’eventuale performance positiva dell’indice rispetto al suo livello iniziale.

    L’obbligazione RBS EUROPA (codice ISIN NL0009629070, durata 5 anni) prevede che venga pagata una cedola lorda del 5,5% per ognuno degli anni passati dall’emissione e sempre del 5,5% negli anni successivi, se in una delle date di rilevazione (11 novembre di ogni anno) l’indice EuroStoxx50 risulti superiore del 25% al livello iniziale 2736,96. Se non si verifica la condizione, fermo restando comunque il rimborso del 100% del valore nominale, viene pagata una cedola lorda a scadenza corrispondente all’eventuale performance positiva dell’indice rispetto al suo livello iniziale.

    fonte: RBSbank

    Vantaggi e svantaggi derivanti dall'utilizzo del criterio del Fair Value

    I Principi contabili internazionali assurgono a principale criterio di valutazione per le poste in bilancio il fair value ovvero "il corrispettivo al quale un'attività può essere scambiata o una passività estinta fra parti consapevoli e disponibili in una libera transazione fra terzi (no operazioni infragruppo)". Il significato della parola fair value è stato (ed è tuttora) a lungo dibattuto. Dalla prassi italiana viene spesso tradotto come valore "equo" di scambio o valore "adeguato" (ossia in grado di esprimere la potenziale consisitenza del patrimonio senza privilegiare particolari classi di stakeholders) come "valore teorico di scambio" (cui ragionevolmente possono tendere controparti consapevoli e disponibili di una potenziale transazione di mercato) o ancora come "valore economico di scambio" (in analogia con la definizione Zappiana di capitale economico). Fatto sta che il dibattito sviluppatosi attorno a questo criterio di rilevazione contabile (e i suoi apetti emersi nelle sue prime applicazioni nei bilanci delle imprese) ha fatto emergere le sue principali virtù e manchevolezze in tal modo sintetizzabili:

    * Il costo storico al contrario riflette valori originati in momenti e condizioni diverse (lo scambio può essere temporalmente lontano dalla data di valutazione)

    Ne consegue che l'informazione fornita dall'utilizzo del fair value è senza dubbio rilevante ma l'attendibilità della stessa risulta poco garantita, ragion per cui lo IASB (che ne ha promosso l'utilizzo per mezzo degli Standard contabili IAS/IFRS) tenta di mediare a queste esigenze prevedendone l'impiego SOLO per le voci di bilancio misurabili con sufficiente grado di attendibilità (ex: strumenti finanziari quotati su mercati sufficientemente stabili, trasparenti, liquidi e con prezzi attendibili o mediante l'utilizzo di metodi di valutazione alternativi quali il metodo patrimoniale semplice, il metodo reddituale semplice e il metodo dei multipli di mercato).
    Dott.ssa Valeria Ponis

    Prassi contabile Italiana vs Principi IAS/IFRS: principali differenze fra criteri di valutazione in bilancio

    La prassi contabile italiana assumeva come criterio principe per la valutazione degli asset patrimoniali l’approccio del costo storico, ossia il prezzo originario della transazione comprensivo di eventuali proventi ed oneri accessori direttamente imputabili alla stessa. L’utilizzo della suddetta metodologia faceva si che il patrimonio aziendale non riflettesse  le sue possibili variazioni incrementative non rendendosi di fatto idoneo a fornire una visione in chiave prospettica dell’impresa. Nell’attuale prassi contabile internazionale IAS/IFRS (recepita in Italia con D.Lgs n° 38 del 2005) invece sono ammesse nella valutazione degli asset patrimoniali rivalutazioni e svalutazioni rispetto al valore originario della transazione. Ciò rende possibile la rilevazione di utili e perdite derivanti da sole variazioni di valore intervenute nell’esercizio utili per assumere decisioni in campo economico (sebbene più incerte e volatili). Ciò ha determinato il passaggio da una configurazione Zappiana di reddito prodotto “nello scambio e per lo scambio” ad una di “reddito potenzialmente prodotto” che vede il concorso alla formazione del reddito anche ad utili attesi relativi ad operazioni che ancora non hanno completato il loro ciclo economico. In tal modo la rilevazione dei componenti economici si sposta dal momento in cui lo scambio ha luogo sul mercato, al momento in cui esso potrebbe essere attuato. E’ per questo che il reddito potenzialmente prodotto spesso viene identificato con il concetto di “comprehensive income“ che la dottrina anglosassone riconduce ad un risultato di periodo nel quale confluiscono anche componenti di carattere meramente valutativo.

    Il maggior pericolo di tale cambiamento è da sempre stato ricondotto alla possibilità di intaccare l’integrità economica del capitale MA, ad un’attenta valutazione è possibile rilevare come il principio della prudenza (che ha guidato a lungo le decisioni nella prassi contabile nostrana) non venga negato, anzi, sia meglio specificato e quindi più correttamente applicato nei principi contabili internazionali. Tale impostazione prevede infatti, per la maggioranza degli elementi patrimoniali valutati al valore di mercato (fair value), che le variazioni positive derivanti da adeguamenti di valore, siano imputate in una riserva di patrimonio netto e vi restino accantonate sino a quando il saldo della rivalutazione non venga effettivamente realizzato. Solo gli Standard che disciplinano la realizzazione probabile e attendibilmente determinabile di componenti reddituali dispongono di imputare direttamente a conto economico le variazioni di fair value (ex: attività e passività detenute per la negoziazione). Ciò trova ulteriore conferma nella logica sottesa alla quantificazione delle perdite presunte; con il criterio del fair value tali perdite si rilevano contabilmente ogniqualvolta il valore corrente di un elemento patrimoniale attivo o passivo sia inferiore o superiore a quello precedentemente iscritto in bilancio, nella prassi contabile italiana invece è necessario accertare che si sia verificata una perdita durevole di valore che, contabilizzata mediante una svalutazione, esprima l’irrecuperabilità del valore netto contabile dell’elemento patrimoniale.
    Dott.ssa Valeria Ponis

    Quali sono gli indicatori economici più importanti?

    La maggior parte degli indicatori economici possono essere suddivisi in indicatori principali e in indicatori di ritardo. Gli indicatori anticipatori delle tendenze e dei fattori economici, prevedono il cambiamento prima che l’economia inizia a seguire un particolare schema o una tendenza. Questi indicatori sono usati per predire dei cambiamenti nell’economia. Gli indicatori in ritardo invece mettono in evidenza i cambiamenti economici solo dopo che il cambiamento ha già iniziato a seguire un particolare schema o una tendenza.

    Andiamo ora a vedere quali sono i principali indicatori economici da tenere in considerazione.

    Il prodotto interno lordo, PIL, ovvero la somma del valore di tutti i beni e di tutti i servizi prodotti da società straniere o nazionali in Italia. Il PIL indica il ritmo al quale l’economia di un paese è in crescita o in diminuzione ed è considerato il più ampio indicatore della produzione economica.

    La produzione industriale è una misura ponderata della catena del cambiamento nella produzione di fabbriche, nonché una misura delle loro capacità industriali e di quante risorse disponibili tra fabbriche, servizi e miniere sono utilizzate, dato comunemente noto come grado di utilizzazione degli impianti. La produzione del settore rappresenta un quarto dell’economia. Il tasso di utilizzo della capacità fornisce una stima di quanta capacità di produzione di fabbrica è in uso.

    Il Purchasing Managers Index, PMI, è un indice composito mensile delle condizioni delle fabbriche nazionali, costruito a partire dai dati sui nuovi ordinativi, dai dati della produzione, dai tempi di consegna dei fornitori e considerando i ritardi, le scorte, i prezzi, l’occupazione, gli ordini di esportazione e gli ordini di importazione. E’ diviso in due sottoindici, ovvero quello della produzione e quello del settore non manifatturiero.

    Il Producer Price Index, PPI, è una misura delle variazioni dei prezzi nel settore manifatturiero. Questo indicatore misura le variazioni dei prezzi medi di vendita dei produttori nazionali nel settore manifatturiero, minerario, agricolo e delle industrie elettriche. Il PPI più spesso utilizzato per l’analisi economica è quello relativo ai prodotti finiti e ai beni intermedi.

    Il Consumer Price Index, CPI, noto anche come indice dei prezzi al consumo, è una misura del livello del prezzo medio pagato dai consumatori che sono l’80% della popolazione, per un determinato paniere di beni e di servizi. Si riferisce alle variazioni di prezzo in oltre 200 categorie.

    Gli ordini dei beni durevoli indicano i nuovi ordini che saranno consegnati immediatamente o in futuro. Un bene durevole è definito come un bene che dura per un periodo prolungato di tempo, almeno tre anni.

    I dati legati all’indice occupazionale sono definitivamente importanti. Il calcolo di questo dato economico va a misurare il numero di posti di lavoro creati dalle 500 industrie degli stati degli Stati Uniti e dalle 255 aree metropolitane. Le stime di occupazione sono basate su un sondaggio tra le grandi imprese e conta anche il numero di lavoratori salariati che lavorano part-time o full-time negli istituti di governo.

    I dati delle vendite al dettaglio sono una misura del gettito totale che hanno i negozi al dettaglio. Viene calcolato prendendo dei campioni che rappresentano ogni tipo e ogni dimensione delle imprese del commercio al dettaglio. Sono usati anche per capire i modelli di spesa dei consumatori. E’ un dato che viene regolato per le normali variazioni stagionali. Le vendite al dettaglio dei beni non durevoli comprendono le merci vendute ai privati. E’ un dato molto importante dato che i consumi privati rappresentano la maggior quota del PIL di un paese.

    Oro e valute, qual'è il loro legame?

    L’oro è stato molto forte negli ultimi tempi, ricevendo un numero crescente di attenzioni e di interessi da parte degli investitori, che lo hanno fatto volare a nuovi livelli record. E’ anche vero che non bisogna necessariamente commerciare in oro per beneficiare della recente volatilità di questo metallo. In realtà, molte delle coppie di valute più popolari sono state in movimento in tandem con l’oro.

    Tra le varie valute, quella che ha avuto la maggior correlazione con l’andamento del metallo prezioso è stata sicuramente l’EUR/USD, seguito dal rapporto di cambio tra sterlina e dollaro USA e da quello AUD/USD.

    Il flusso di notizie della settimana è stato dominato dagli sviluppi della crisi del debito irlandese, che ha portato l’avversione al rischio a livelli massimi in tutti i mercati finanziari. La situazione in Irlanda ha avuto un grave impatto sui mercati già la scorsa settimana, pur essendo un impatto limitato all’Euro. Il dollaro americano ha continuato a scendere rispetto alle altre valute, mentre l’oro ha raggiunto un nuovo livello di record. Così, abbiamo visto che la forte correlazione tra oro e il rapporto di cambio EUR / USD è diminuito considerevolmente, mentre quello tra l’oro e le altre coppie è ancora molto forte. Ma questo la settimana scorsa.

    Questa settimana il rapporto di cambio EUR / USD ha continuato a scendere, anche se anche altre valute rivali del dollaro hanno perso terreno. L’oro ha registrato un netto calo che ha permesso alla coppia di valute EUR / USD in particolare, ma anche ad altre coppie di valute, come la già citata GBP / USD, di rafforzare ulteriormente la correlazione con l’oro.

    Sicuramente nel corso della giornata di oggi ma anche durante la prossima settimana bisognerà stare attenti all’andamento dell’oro se si volesse investire in valute, dato che la correlazione forte ne lega gli andamenti.

    Possiamo dire che oggi probabilmente non è il momento migliore per aprire delle posizioni EUR / USD. Il rapporto a lungo termine tra l’euro e l’oro è altamente instabile e gli elementi fondamentali non supportano una forte correlazione positiva. L’oro è in un momento di consolidamento, dato che si tratta di un rifugio sicuro contro il debauchment delle borse. Come negli Stati Uniti, la politica monetaria della zona euro è molto allentata, il che porta ad avere una valuta più debole.

    Invece i trader dovrebbero continuare a guardare ad altre valute che sono più legate alle materie prime e che beneficiano di migliori condizioni. La coppia AUD / USD in particolare sembra interessante, in quanto è sostenuta da dei tassi di interesse più alti, così come dalla prospettiva di un ulteriore inasprimento delle condizioni monetarie in futuro. Questa coppia di valute ha visto il suo livello di correlazione con l’oro rafforzarsi a livello quotidiano ed intraday.

    E qual’è la correlazione tra valore delle aziende ETF e oro? Il valore delle aziende ETF, ovvero che operano negli Exchange Trade Funds, è sceso per la quarta volta in cinque settimane, mentre l’oro è caduto di quasi 95 dollari dal livello record della settimana scorsa, a quota 1424,60 dollari. Sebbene i prezzi siano risaliti dai minimi recenti, non possiamo fare a meno di chiederci se questa situazione sia ancora più a lungo termine. Le aziende sono ai livelli di luglio, mentre i prezzi dell’oro sono 100 dollari più in alto. Negli ultimi anni abbiamo osservato una relazione molto forte tra queste due variabili, quindi la cautela è giustificata. Tuttavia, esiste sempre la possibilità che la domanda provenga da altri segmenti del mercato dell’oro, come ad esempio quello degli investimenti fisici, che non è un valore che si può misurare in tempo reale.