La Finanza Islamica in Italia: opportunità e limiti

Gli oltre quindici milioni di musulmani presenti sul territorio europeo, la forte liquidità a disposizione dei Paesi arabi e la risposta molto positiva dell’islamic banking alle recenti crisi finanziarie, rendono lo sviluppo della finanza islamica una necessità anche per il vecchio continente.

Recentemente Banca Monte Paschi di Siena ha effettuato un’interessante ricerca sulle prospettive di sviluppo della finanza islamica in Italia. L’idea di questo studio, nasce dall’esigenza di studiare quelli che potrebbero essere gli impatti sul business bancario dei trend demografici in atto. Le potenzialità di sviluppo di un mercato retail sono particolarmente interessanti in Europa, dove alcuni paesi (tra cui l’Italia) sono oggetto di flussi migratori crescenti di popolazioni musulmane che tendono a stabilizzarsi.
La popolazione musulmana residente in Italia costituisce l’1,4% della popolazione italiana. Si stima che nel 2015 la presenza musulmana aumenti di 0,7 punti percentuali, attestandosi all’2,1%, arrivando al 4,2% nel 2050.
Gli immigrati musulmani rappresentano, pertanto, un segmento di mercato molto rilevante ed in continua espansione, servito per il momento in Europa da 26 banche islamiche e convenzionali (con filiali o islamic window) di cui 19 nel Regno Unito e nessuna in Italia.

Prendendo come benchmark il bacino di clientela della Islamic Bank of Britain, l’unica banca a livello europeo specializzata nel retail, MPS ha stimato la crescita potenziale dei clienti islamici in Italia, i ricavi complessivi e la raccolta potenziale in riferimento agli anni 2010, 2015 e 2050. Si stima che l’ammontare dei clienti nel 2015 sarà pari a circa 1.300.000 unità, per più che raddoppiare nel 2050. I ricavi potenziali si assesteranno a quasi euro 950.000.000 nel 2050. La raccolta complessiva arriverà a contare quasi 26 miliardi nel 2050.
Le comunità musulmane regolarmente stabilite in Italia sono alla prima generazione per cui al momento i bisogni finanziari sono legati alle rimesse e, più in generale, agli strumenti di pagamento, ma in termini prospettici, se si considerano i saggi di risparmio e d’investimento e i livelli di intraprendenza del popolo di credo islamico, si assisterà ad un raffinamento delle loro esigenze finanziarie. Le seconde generazioni, infatti, avviano attività imprenditoriali e richiedono servizi su misura (come già avviene in alcune regioni del Nord).
Per l’italia, grosse opportunità sono legate, anche e soprattutto, alla vicinanza geografica con il Medioriente ed il Nord Africa. L’esistenza di banche islamiche in Italia potrebbe consentire al nostro paese di intercettare l’enorme surplus di liquidità di cui dispongono le regioni musulmane.

Ai fini della valutazione di un modello di finanza islamica per l’Italia, sono stati presi in considerazione, da una parte, i soggetti che potenzialmente possono costruire un’offerta destinata alle esigenze della clientela islamica, dall’altra, i fattori che possono condizionare, in senso positivo e negativo, lo sviluppo dell’offerta stessa. Allo stato attuale la strategia più semplice da seguire, ed allo stesso tempo più veloce, sembra essere quella di affidarsi a banche islamiche europee o alle relative islamic windows.
L’apertura di una banca islamica italiana pura o di una islamic window nell’ambito di una banca convenzionale, pone alcune criticità di coordinamento con alcuni istituti presenti nel nostro ordinamento, tra i quali:

1. il principio della separatezza tra banca e impresa in sede di applicazione del PLS;
2. lo schema di raccolta e impiego, che richiede, in generale, che non ci sia l’obbligo di rimborso come invece previsto dall’articolo 11 del Testo Unico Bancario;
3. la non liceità dell’uso di garanzie da parte della Banca;
4. il riconoscimento del ruolo del comitato della Sharia e della sua posizione all’interno della governance bancaria;

In linea teorica, l’oggetto sociale di una banca islamica potrebbe non essere compatibile con il Testo Unico Bancario il quale (art. 14) prevede l’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria intesa in senso “convenzionale” in quanto incentrata sulla duplice funzione di raccolta di depositi ed erogazione del credito.
A queste problematiche possono aggiungersi delle altre come la mancanza di un livello adeguato di standardizzazione dei prodotti, l’assenza di un’armonizzazione contabile, la definizione di criteri di adeguatezza patrimoniale e di standard per la gestione dei rischi che possano cogliere le specificità della banca islamica. Infine, la formazione e l’addestramento del management bancario in paesi non islamici è ancora allo stadio embrionale.

In questo contesto, senza dubbio l’apertura di una banca d’investimento piuttosto che di una banca retail sembra essere la strategia più appropriata a giudizio anche degli esperti.

Quali sono gli strumenti di finanza islamica che potrebbero essere implementati dalle banche italiane? Contratti come il mudaraba e il musharaka (che sono i principali contratti PLS) possono rappresentare un valido strumento per consentire l’accesso al credito delle PMI, contribuendo ad una maggiore efficienza allocativa delle risorse all’interno del sistema finanziario. I conti Al-wadhia, sono depositi che prevedono al posto di un tasso di interesse fisso legato al fattore temporale un premio in relazione all’andamento dei profitti totali della banca. I vantaggi potrebbero essere un aumento dell’efficienza della banca il cui operato è valutato direttamente dai clienti e una maggiore concorrenza tra istituti bancari.
Nel breve termine tuttavia il mercato potenzialmente più interessante, per le Banche italiane e per gli Enti, è quello delle obbligazioni sul modello dei Sukuk. Il mercato dei Sukuk potrebbe rappresentare una valida alternativa non solo per le banche nella ricerca di diversificazione delle fonti di finanziamento ma anche e soprattutto per i governi. I Sukuk infatti devono corrispondere ad un progetto determinato, di solito un progetto immobiliare o infrastrutturale, e i profitti corrispondono ai guadagni che tale progetto genera. Per l’Italia l’emissione di sukuk rivolta ad investitori istituzionali di paesi islamici potrebbe rappresentare una fonte di finanziamento della spesa pubblica futura collegata in particolare agli investimenti in infrastrutture .

Fonte: Porzio C., (2009), Banca e finanza islamica, Bancaria Editrice

Rielaborazione a cura di Alessio Napoleoni

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