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Vantaggi e svantaggi derivanti dall'utilizzo del criterio del Fair Value

I Principi contabili internazionali assurgono a principale criterio di valutazione per le poste in bilancio il fair value ovvero "il corrispettivo al quale un'attività può essere scambiata o una passività estinta fra parti consapevoli e disponibili in una libera transazione fra terzi (no operazioni infragruppo)". Il significato della parola fair value è stato (ed è tuttora) a lungo dibattuto. Dalla prassi italiana viene spesso tradotto come valore "equo" di scambio o valore "adeguato" (ossia in grado di esprimere la potenziale consisitenza del patrimonio senza privilegiare particolari classi di stakeholders) come "valore teorico di scambio" (cui ragionevolmente possono tendere controparti consapevoli e disponibili di una potenziale transazione di mercato) o ancora come "valore economico di scambio" (in analogia con la definizione Zappiana di capitale economico). Fatto sta che il dibattito sviluppatosi attorno a questo criterio di rilevazione contabile (e i suoi apetti emersi nelle sue prime applicazioni nei bilanci delle imprese) ha fatto emergere le sue principali virtù e manchevolezze in tal modo sintetizzabili:

* Il costo storico al contrario riflette valori originati in momenti e condizioni diverse (lo scambio può essere temporalmente lontano dalla data di valutazione)

Ne consegue che l'informazione fornita dall'utilizzo del fair value è senza dubbio rilevante ma l'attendibilità della stessa risulta poco garantita, ragion per cui lo IASB (che ne ha promosso l'utilizzo per mezzo degli Standard contabili IAS/IFRS) tenta di mediare a queste esigenze prevedendone l'impiego SOLO per le voci di bilancio misurabili con sufficiente grado di attendibilità (ex: strumenti finanziari quotati su mercati sufficientemente stabili, trasparenti, liquidi e con prezzi attendibili o mediante l'utilizzo di metodi di valutazione alternativi quali il metodo patrimoniale semplice, il metodo reddituale semplice e il metodo dei multipli di mercato).
Dott.ssa Valeria Ponis

Prassi contabile Italiana vs Principi IAS/IFRS: principali differenze fra criteri di valutazione in bilancio

La prassi contabile italiana assumeva come criterio principe per la valutazione degli asset patrimoniali l’approccio del costo storico, ossia il prezzo originario della transazione comprensivo di eventuali proventi ed oneri accessori direttamente imputabili alla stessa. L’utilizzo della suddetta metodologia faceva si che il patrimonio aziendale non riflettesse  le sue possibili variazioni incrementative non rendendosi di fatto idoneo a fornire una visione in chiave prospettica dell’impresa. Nell’attuale prassi contabile internazionale IAS/IFRS (recepita in Italia con D.Lgs n° 38 del 2005) invece sono ammesse nella valutazione degli asset patrimoniali rivalutazioni e svalutazioni rispetto al valore originario della transazione. Ciò rende possibile la rilevazione di utili e perdite derivanti da sole variazioni di valore intervenute nell’esercizio utili per assumere decisioni in campo economico (sebbene più incerte e volatili). Ciò ha determinato il passaggio da una configurazione Zappiana di reddito prodotto “nello scambio e per lo scambio” ad una di “reddito potenzialmente prodotto” che vede il concorso alla formazione del reddito anche ad utili attesi relativi ad operazioni che ancora non hanno completato il loro ciclo economico. In tal modo la rilevazione dei componenti economici si sposta dal momento in cui lo scambio ha luogo sul mercato, al momento in cui esso potrebbe essere attuato. E’ per questo che il reddito potenzialmente prodotto spesso viene identificato con il concetto di “comprehensive income“ che la dottrina anglosassone riconduce ad un risultato di periodo nel quale confluiscono anche componenti di carattere meramente valutativo.

Il maggior pericolo di tale cambiamento è da sempre stato ricondotto alla possibilità di intaccare l’integrità economica del capitale MA, ad un’attenta valutazione è possibile rilevare come il principio della prudenza (che ha guidato a lungo le decisioni nella prassi contabile nostrana) non venga negato, anzi, sia meglio specificato e quindi più correttamente applicato nei principi contabili internazionali. Tale impostazione prevede infatti, per la maggioranza degli elementi patrimoniali valutati al valore di mercato (fair value), che le variazioni positive derivanti da adeguamenti di valore, siano imputate in una riserva di patrimonio netto e vi restino accantonate sino a quando il saldo della rivalutazione non venga effettivamente realizzato. Solo gli Standard che disciplinano la realizzazione probabile e attendibilmente determinabile di componenti reddituali dispongono di imputare direttamente a conto economico le variazioni di fair value (ex: attività e passività detenute per la negoziazione). Ciò trova ulteriore conferma nella logica sottesa alla quantificazione delle perdite presunte; con il criterio del fair value tali perdite si rilevano contabilmente ogniqualvolta il valore corrente di un elemento patrimoniale attivo o passivo sia inferiore o superiore a quello precedentemente iscritto in bilancio, nella prassi contabile italiana invece è necessario accertare che si sia verificata una perdita durevole di valore che, contabilizzata mediante una svalutazione, esprima l’irrecuperabilità del valore netto contabile dell’elemento patrimoniale.
Dott.ssa Valeria Ponis

Quali sono gli indicatori economici più importanti?

La maggior parte degli indicatori economici possono essere suddivisi in indicatori principali e in indicatori di ritardo. Gli indicatori anticipatori delle tendenze e dei fattori economici, prevedono il cambiamento prima che l’economia inizia a seguire un particolare schema o una tendenza. Questi indicatori sono usati per predire dei cambiamenti nell’economia. Gli indicatori in ritardo invece mettono in evidenza i cambiamenti economici solo dopo che il cambiamento ha già iniziato a seguire un particolare schema o una tendenza.

Andiamo ora a vedere quali sono i principali indicatori economici da tenere in considerazione.

Il prodotto interno lordo, PIL, ovvero la somma del valore di tutti i beni e di tutti i servizi prodotti da società straniere o nazionali in Italia. Il PIL indica il ritmo al quale l’economia di un paese è in crescita o in diminuzione ed è considerato il più ampio indicatore della produzione economica.

La produzione industriale è una misura ponderata della catena del cambiamento nella produzione di fabbriche, nonché una misura delle loro capacità industriali e di quante risorse disponibili tra fabbriche, servizi e miniere sono utilizzate, dato comunemente noto come grado di utilizzazione degli impianti. La produzione del settore rappresenta un quarto dell’economia. Il tasso di utilizzo della capacità fornisce una stima di quanta capacità di produzione di fabbrica è in uso.

Il Purchasing Managers Index, PMI, è un indice composito mensile delle condizioni delle fabbriche nazionali, costruito a partire dai dati sui nuovi ordinativi, dai dati della produzione, dai tempi di consegna dei fornitori e considerando i ritardi, le scorte, i prezzi, l’occupazione, gli ordini di esportazione e gli ordini di importazione. E’ diviso in due sottoindici, ovvero quello della produzione e quello del settore non manifatturiero.

Il Producer Price Index, PPI, è una misura delle variazioni dei prezzi nel settore manifatturiero. Questo indicatore misura le variazioni dei prezzi medi di vendita dei produttori nazionali nel settore manifatturiero, minerario, agricolo e delle industrie elettriche. Il PPI più spesso utilizzato per l’analisi economica è quello relativo ai prodotti finiti e ai beni intermedi.

Il Consumer Price Index, CPI, noto anche come indice dei prezzi al consumo, è una misura del livello del prezzo medio pagato dai consumatori che sono l’80% della popolazione, per un determinato paniere di beni e di servizi. Si riferisce alle variazioni di prezzo in oltre 200 categorie.

Gli ordini dei beni durevoli indicano i nuovi ordini che saranno consegnati immediatamente o in futuro. Un bene durevole è definito come un bene che dura per un periodo prolungato di tempo, almeno tre anni.

I dati legati all’indice occupazionale sono definitivamente importanti. Il calcolo di questo dato economico va a misurare il numero di posti di lavoro creati dalle 500 industrie degli stati degli Stati Uniti e dalle 255 aree metropolitane. Le stime di occupazione sono basate su un sondaggio tra le grandi imprese e conta anche il numero di lavoratori salariati che lavorano part-time o full-time negli istituti di governo.

I dati delle vendite al dettaglio sono una misura del gettito totale che hanno i negozi al dettaglio. Viene calcolato prendendo dei campioni che rappresentano ogni tipo e ogni dimensione delle imprese del commercio al dettaglio. Sono usati anche per capire i modelli di spesa dei consumatori. E’ un dato che viene regolato per le normali variazioni stagionali. Le vendite al dettaglio dei beni non durevoli comprendono le merci vendute ai privati. E’ un dato molto importante dato che i consumi privati rappresentano la maggior quota del PIL di un paese.

Oro e valute, qual'è il loro legame?

L’oro è stato molto forte negli ultimi tempi, ricevendo un numero crescente di attenzioni e di interessi da parte degli investitori, che lo hanno fatto volare a nuovi livelli record. E’ anche vero che non bisogna necessariamente commerciare in oro per beneficiare della recente volatilità di questo metallo. In realtà, molte delle coppie di valute più popolari sono state in movimento in tandem con l’oro.

Tra le varie valute, quella che ha avuto la maggior correlazione con l’andamento del metallo prezioso è stata sicuramente l’EUR/USD, seguito dal rapporto di cambio tra sterlina e dollaro USA e da quello AUD/USD.

Il flusso di notizie della settimana è stato dominato dagli sviluppi della crisi del debito irlandese, che ha portato l’avversione al rischio a livelli massimi in tutti i mercati finanziari. La situazione in Irlanda ha avuto un grave impatto sui mercati già la scorsa settimana, pur essendo un impatto limitato all’Euro. Il dollaro americano ha continuato a scendere rispetto alle altre valute, mentre l’oro ha raggiunto un nuovo livello di record. Così, abbiamo visto che la forte correlazione tra oro e il rapporto di cambio EUR / USD è diminuito considerevolmente, mentre quello tra l’oro e le altre coppie è ancora molto forte. Ma questo la settimana scorsa.

Questa settimana il rapporto di cambio EUR / USD ha continuato a scendere, anche se anche altre valute rivali del dollaro hanno perso terreno. L’oro ha registrato un netto calo che ha permesso alla coppia di valute EUR / USD in particolare, ma anche ad altre coppie di valute, come la già citata GBP / USD, di rafforzare ulteriormente la correlazione con l’oro.

Sicuramente nel corso della giornata di oggi ma anche durante la prossima settimana bisognerà stare attenti all’andamento dell’oro se si volesse investire in valute, dato che la correlazione forte ne lega gli andamenti.

Possiamo dire che oggi probabilmente non è il momento migliore per aprire delle posizioni EUR / USD. Il rapporto a lungo termine tra l’euro e l’oro è altamente instabile e gli elementi fondamentali non supportano una forte correlazione positiva. L’oro è in un momento di consolidamento, dato che si tratta di un rifugio sicuro contro il debauchment delle borse. Come negli Stati Uniti, la politica monetaria della zona euro è molto allentata, il che porta ad avere una valuta più debole.

Invece i trader dovrebbero continuare a guardare ad altre valute che sono più legate alle materie prime e che beneficiano di migliori condizioni. La coppia AUD / USD in particolare sembra interessante, in quanto è sostenuta da dei tassi di interesse più alti, così come dalla prospettiva di un ulteriore inasprimento delle condizioni monetarie in futuro. Questa coppia di valute ha visto il suo livello di correlazione con l’oro rafforzarsi a livello quotidiano ed intraday.

E qual’è la correlazione tra valore delle aziende ETF e oro? Il valore delle aziende ETF, ovvero che operano negli Exchange Trade Funds, è sceso per la quarta volta in cinque settimane, mentre l’oro è caduto di quasi 95 dollari dal livello record della settimana scorsa, a quota 1424,60 dollari. Sebbene i prezzi siano risaliti dai minimi recenti, non possiamo fare a meno di chiederci se questa situazione sia ancora più a lungo termine. Le aziende sono ai livelli di luglio, mentre i prezzi dell’oro sono 100 dollari più in alto. Negli ultimi anni abbiamo osservato una relazione molto forte tra queste due variabili, quindi la cautela è giustificata. Tuttavia, esiste sempre la possibilità che la domanda provenga da altri segmenti del mercato dell’oro, come ad esempio quello degli investimenti fisici, che non è un valore che si può misurare in tempo reale.

E' questo il momento di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie?

130 economisti italiani hanno firmato un appello per la l'introduzione di una tassa sulla transazioni finanziarie (TTF). L'idea di un provvedimento di questo tipo circola da alcuni decenni, sotto svariate forme, partendo dalla cosiddetta Tobin Tax.
Mi chiedo, è questo il momento più opportuno, ammesso che sia mai opportuno caricare di ulteriori oneri queste operazioni, di introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie? A voi la risposta.

Leggi l'appello e l'articolo di commento 

VOLKSWAGEN annuncia investimenti per 51,6 miliardi

Il gruppo auto tedesco Volkswagen ha annunciato che investirà 51,6 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. In particolare 41,3 miliardi saranno destinati a investimenti in proprietà, stabilimenti e macchinari.
Le joint venture in Cina comporteranno ulteriori 10,6 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2011-2015, ha sottolineato la società. Nel complesso il rapporto investimenti - ricavi da vendite sarà mediamente di circa il 6% nel periodo 2011-2015.

Osservazioni di Banca d'Italia sul settore bancario

Il capo del servizio di Normativa e Politiche di vigilanza della Banca d'Italia ha fatto il punto sullo stato di salute del settore bancario italiano. In particolare ha dichiarato che:


1) Le banche italiane sono adeguatamente capitalizzate per assorbire le perdite derivanti da un significativo deterioramento macroeconomico e da un aumento del rischio sovrano.

2) A fine giugno, l'esposizione complessiva delle banche italiane verso l'area Euro era pari a 163 miliardi di euro di cui il 40% (circa 65 miliardi di euro) nei confronti di Paesi con un elevato rischio sovrano, aventi cioè un Cds (credit default swap) sopra i 200 punti base.

3) Le scadenze obbligazionarie delle prime cinque banche italiane entro la fine del 2011 rappresentano circa il 26% delle totale passività.

4) Banca d'Italia ha infine richiamato le banche sulla questione della rimodulazione della commissione di massimo scoperto, che di fatto non avrebbe diminuito l'impatto per i clienti.

Il CIPE eroga 21 mld eu per investimenti

il CIPE ha sbloccato circa 21 miliardi di euro di investimenti per lo sviluppo delle infrastrutture in Italia.

Tra i vari progetti si possono evidenziare i progetti di alta velocità Treviglio - Brescia, Milano - Verona, Milano - Genova.
La notizia è sicuramente molto positiva per il settore costruzioni ed avrà un'impatto positivo per Impregilo  che dovrebbe attestarsi intorno ai 3 miliardi di euro, mentre per Astaldi  a circa 1 miliardo.