Il cda ha deliberato la proposta di un aumento di capitale fino a 60 milioni di euro nominali con esclusione del diritto di opzione, da eseguirsi entro il 31 luglio 2011.
Aumento di capitale KERSELF
Aumento di capitale in opzione per 8 milioni di euro. Mandato a Presidente e AD per definirne termini, modalità e tempistiche.
Aumento di capitale FINARTE CASA D'ASTE
Aumento di capitale a pagamento da 4,808 milioni di euro attraverso l'emissione di 300.480.000 nuove azioni al prezzo di 0,016 euro da offrire in opazione ai soci in misura di 6 nuove azioni ordinarie ogni azione posseduta, da sottoscrivere entro il 31 dicembre 2010.
La Federal Reserve mantiene il costo del denaro al minimo storico tra lo 0 e lo 0,25%
La Federal Reserve ha deciso di mantenere fermo il costo del denaro al minimo storico compreso tra lo 0 e lo 0,25%, confermando che i tassi di interesse resteranno “a livelli eccezionalmente bassi” per “un periodo prolungato”. Un annuncio che ha migliorato l'umore d'Oltreoceano. Gli investitori hanno apprezzato soprattutto la decisione della Fed di tornare ad acquistare titoli di stato di lungo periodo.
La Banca Centrale Norvegese ha acquistato il 2,024% di Fiat
La Consob, nei suoi aggiornamenti sulle partecipazioni rilevanti in società quotate, comunica che in data 4 agosto la Norges Bank, la banca centrale norvegese, è entrata nel capitale di Fiat con una partecipazione pari al 2,024%.
Andamento euro/dollaro e previsioni
Paradossalmente i segnali negativi emersi dai dati macro pubblicati negli Usa, con la produttivita' del secondo trimestre e le scorte all'ingrosso di giugno risultate al di sotto delle attese degli esperti, hanno rafforzato l'andamento del dollaro. Il mercato dimostra di dare per scontato la possibilita' che la Fed già oggi, al termine della riunione del Fomc, possa annunciare nuove misure a sostegno dell'economia. Questa mossa potrebbe ridare slancio alla ripresa statunitense, mentre è ancora ben lontana quella europea.
Gli esperti sono infatti convinti che il cambio euro/dollaro sia da ritenersi sopravvalutato e quindi destinato a ripiegare anche su quasi tutte le altre valute sul medio lungo periodo.
Il ridimensionamento sara' ancor piu' evidente appena la crescita europea iniziera' a rallentare per effetto delle manovre messe in atto per ridurre i pesanti deficit dei singoli membri dell'Eurozona.
Per questi motivi gli analisti di Deutsche Bank si dichiarano pessimisti sul futuro dell'euro che stimano, nel cambio euro-dollaro possa scendere in area 1,10 entro la seconda meta' del prossimo anno.
La borsa di Shanghai chiude in forte ribasso
La Borsa di Shanghai ha terminato gli scambi odierni in forte calo, appesantita dai dati sulle importazioni inferiori alle attese del mercato. Lo Shanghai Composite ha lasciato sul parterre quasi il 3%, scivolando a quota 2.595,27 punti.
Le vendite che colpiscono i listini europei sono state innescate dai dati sulle importazioni della Cina: in luglio sono salite del 22,7%, in frenata rispetto al +34% di giugno. Le esportazioni sono salite del 38% ed il surplus commerciale del Paese è salito ai massimi degli ultimi 18 mesi a 28,7 miliardi di dollari, un incremento che segnala, secondo alcuni economisti, la reticenza di Pechino a lasciar apprezzare la valuta.
Le vendite che colpiscono i listini europei sono state innescate dai dati sulle importazioni della Cina: in luglio sono salite del 22,7%, in frenata rispetto al +34% di giugno. Le esportazioni sono salite del 38% ed il surplus commerciale del Paese è salito ai massimi degli ultimi 18 mesi a 28,7 miliardi di dollari, un incremento che segnala, secondo alcuni economisti, la reticenza di Pechino a lasciar apprezzare la valuta.
Cosa sono i Reits?
I Reits, acronimo di Real Estate Investment Trust, sono delle società quotate il cui fine istituzionale rappresenta l’acquisto di immobili destinati a produrre redditi da locazione.
Il modello è nato negli Stati Uniti mezzo secolo fa e progressivamente si sta estendendo nel resto del mondo. In Italia ad esempio sono state da poco introdotte le Siiq, società di investimento immobiliare quotate, che ad oggi non hanno riscosso gran successo: di fatto solo una, IGD, ha un minimo rilievo sul mercato.
Negli Stati Uniti al contrario la capitalizzazione di borsa del mercato Reits a fine 2008 ha raggiunto un intorno di 200 miliardi di dollari. Oggi considerando l’indice DJ US Reit, replicato da un etf di iShares quotato al Nyse dal 2000 ( IYR.P), la capitalizzazione del mercato è di 240 miliardi di dollari. Alcuni Reits sono esclusi dall’indice, in particolare quelli più piccoli come Glimcher che è arrivato a capitalizzare 200 milioni di dollari. Le oltre 70 società comprese nell’indice hanno una capitalizzazione che parte da 500 milioni sino a giganti come Simon Properties, il primo della lista con circa 20 miliardi di valore di borsa, od il secondo Vornado, 11 miliardi. Per capitalizzazione si intende il valore di borsa dell’equity, da non confondere con il valore di bilancio degli immobili, ben superiore per effetto del debito cui i Reits sono soliti ricorrere abbondantemente.
I risultati delle ultime trimestrali non sono particolarmente entusiasmanti rispetto alle attese anche se i Reits stanno decisamente tirando un sospiro di sollievo. Nei mesi passati nell’apice della crisi i molti Reits sono arrivati al limite della bancarotta a causa delle difficoltà a rifinanziare il debito in essere sia tramite le banche che il mercato.
In questi mesi gran parte dei Reits hanno dunque ricorso a massicce ricapitalizzazioni che da un lato hanno diluito le partecipazioni dei vecchi azionisti ma hanno evitato il fallimento di molte società reperendo i capitali necessari a far fronte ai debiti in scadenza. Le operazioni di raccolta che hanno avuto successo hanno fatto tornare la fiducia del mercato che ha apprezzato notevolmente il settore. Questa circostanza permette di ricorrere al debito più facilmente, sostenendo il recupero dei Reits, ammesso che gli attivi, ovvero gli immobili, continuino a fornire flussi stabili.
Gli affitti che rappresentano la principale fonte di ricavo e l’essenza stessa di un Reits stanno scendendo e si assiste ad un aumento dei tassi di vacancy, ovvero di sfitto, nelle zone di minore interesse, anche se secondo alcuni analisti il tasso di sfitto sembra aver arrestato la salita. Metà dei Reits USA ha alzato i target finanziari mentre un terzo li ha abbassati. Le previsioni non sono omogenee per i vari tipi di Reits: nel terzo trimestre i top-performer sono stati i Reits specializzati nella locazione di spazi di deposito (self-storage), in appartamenti, centri commerciali e uffici. I Reits non specializzati e quelli che basano la loro attività su hotel sono risultati i peggiori in termini di risultati trimestrali. Le previsioni per il futuro rispettano lo stesso ordine.
All’interno dell’indice DJ US Reits si trovano società fortemente diverse in termini di politica di bilancio. Il ricorso al debito è naturalmente elevato, nell’ordine dell’80% del valore dell’attivo, sino ad arrivare a casi limite come Forest City il cui debito è 12 volte la capitalizzazione di mercato. L’andamento del prezzo di borsa di questo Reit è estremamente volatile: dall’inizio della crisi al minimo ha perso oltre il 90% del valore, rimbalzando di oltre il 200% dal minimo. Proprio i timori relativi all’incapacità di reperire risorse finanziarie, ed il conseguente fallimento, hanno determinato variazioni così importanti.
Non tutti i Reits in borsa hanno un comportamento così volatile: Franklin Street ad esempio ha perso il 40% dell’apice al minimo, recuperando il 32%.
A Milano sono quotati diversi etf, specializzati per area geografica, la gran parte con specializzazione “dividend” ovvero i componenti pagano almeno il 2% di dividendo. I Reits per loro tipicità devono distribuire la gran parte dell’utile sottoforma di dividendo. Tra i più interessanti segnaliamo l’etf basato sull’indice globale FTSE EPRA/NAREIT Global Dividend+ (IWDP.MI). L’indice offre un’ottima diversificazione sia in termini di numero di componenti, ad oggi 182, che geografica. I Reits degli Stati Uniti pesano per il 37%, mentre Hong Kong il 19%. Il restante 43% è suddiviso tra 15 differenti paesi, tra i più importanti Australia, Regno Unito, Francia e Giappone.
I paesi asiatici mostrano forse le più interessanti opportunità di sviluppo nel lungo termine, anche se i prezzi, ad esempio ad Hong Kong, sono tornati ai massimi pre-crisi. L’indice da inizio anno ha registrato un incremento del 40% FTSE EPRA/NAREIT Asia Dividend+ (IASP.MI). Nella Cina continentale da gennaio si è iniziato a discutere l’introduzione di Reits disponibili agli investitori esteri per reperire nuove fonti finanziarie destinate allo sviluppo.
Anche l’area europea ha ottenuto un significativo apprezzamento, il cui indice FTSE EPRA/NAREIT Europe (IFEU.MI) è in rialzo del 32% da inizio anno.
La performance peggiore spetta all’indice USA FTSE EPRA/NAREIT US Dividend+ (IUSP.MI), in positivo di appena il 5% in euro da inizio anno.
I Reits statunitensi forse hanno ancora le migliori opportunità del settore per espandersi. La ripresa dell’economia e soprattutto la lenta e futura riduzione del tasso di disoccupazione, all’ultima rilevazione al 10,2% vicino ai massimi degli ultimi 40 anni raggiunti nell’82 (10,8%), potrà sostenere la ripresa di domanda di spazi.
Tutti gli etf considerati distribuiscono un dividendo trimestrale. Il dividend yield dell’etf globale oggi è sceso al 3,4% dal 6,6% del periodo estivo. Rendimento diminuito anche per l’etf sui Reits USA al 4,2%, ridotto dal 9% di inizio luglio quando l’indice era a -20% da inizio anno. Il grafico mostra l’andamento dei tre indici da inizio 2007, periodo pre crisi, rispetto al quale gli indici sono ancora fortemente negativi. Un andamento inaspettato per un settore ritenuto dai flussi stabili minacciati dal debito.
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